Il cinema Fulgor di Firenze ospiterà in anteprima, in data 18 marzo, il nuovo film di Roan Johnson, “Fino a qui tutto bene”, che il giorno successivo uscirà nelle sale di tutta Italia . Nella mattinata di mercoledì 11 marzo il lungometraggio sarà proiettato nell'Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze, mentre nel pomeriggio l’evento si ripeterà presso il Polo Carmignani dell’Università di Pisa, alla presenza del regista Paolo Virzì.
Johnson, incaricato dall’Università di Pisa di realizzare un documentario sugli studenti, rivela con stupore di aver raccolto testimonianze di ragazzi combattivi e intraprendenti, niente affatto scoraggiati o intimiditi dalla crisi economica che si è abbattuta sulle speranze di molti, e di averne tratto ispirazione al punto da decidere di realizzare un film che narrasse il passaggio dalla giovinezza alla maturità, la conclusione di una fase della vita (quella universitaria) che rimarrà per sempre indelebile nella memoria di chi l’ha vissuta.
Il film racconta l'ultimo fine-settimana da coinquilini di un gruppo di studenti/amici: Vincenzo, Paolo, Ilaria, Andrea e Francesca hanno condiviso per anni pasti scadenti, periodi di studio disperato, feste scatenate, amori, gioie e delusioni. Per tutti e cinque, però, è giunto il momento di abbandonare i panni da universitari scapestrati e ancora acerbi, e decidere cosa fare delle loro vite.
Al Roma Film Festival il lungometraggio si è aggiudicato il Premio del Pubblico BNL Cinema Italia, ma tra coloro che hanno già avuto la possibilità di assistere alla proiezione del film c'è anche chi non ne è stato particolarmente entusiasta e l'ha definito "nella media", una di quelle pellicole che tengono piacevolmente compagnia per un paio d'ore, ma nulla più. Forse sarà chi è tuttora studente o chi ha da poco terminato gli studi a provare più empatia nei confronti dei protagonisti che si apprestano ad un "salto nel buio". Se vi aspettate di assistere ad un capolavoro cinematografico, probabilmente rimarrete scontenti. Prendiamolo per ciò che è: un lungometraggio girato con un budget limitato e pochi mezzi a disposizione, ma anche un omaggio a quel fondamentale momento di transizione tra la conclusione di un periodo memorabile e spensierato, e un tuffo nell'ignoto della vita che verrà dopo.
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