
"Piuma": incontro stampa al cinema Principe a cura di Elisabetta Vagaggini con il regista Roan Johnson e la protagonista Blu Yoshimi (Cate).
Foto Silvana Grippi
" Quando arrivano le difficolta' il samurai se ne rallegra. Forse e' perche' e' scemo, direbbe Cate. No, risponderebbe Ferro: e' che quando l'acqua sale la barca fa altrettanto.ÂÂ [...]ÂÂ L'acqua e' il filo che lega questi momenti onirici e il racconto delle paperelle smarrite nell'oceano, fatte per rimanere in una vasca da bagno e finite a solcare i mari di tutto il mondoÂÂ [...]ÂÂ I ragazzi che nuotano sopra una citta' diventata una enorme piscina ci racconta del tono di Piuma: la leggerezza con cui Ferro e Cate planano sopra la vita e questo mondo incasinato. "
Il film si sviluppa metaforicamente affrontando temi ed esponendo problemi attuali, descrivendo immaturita' genitoriali dovute ad un percorso culturale della generazione precedente che ha fatto si che si creassero presupposti superficiali nell'affrontare la vita; proprio come i giovani che non comprendono a cosa stanno andando incontro quando a diciotto anni concepiscono un figlio, come paperelle che sono abituate a stare in una vasca da bagno si ritrovano in un oceano sconfinato di probabilita' inattese.
Cosi' ha vita un nuovo spaccato di commedia all'italiana pulita, fresca e leggera prorpio come una Piuma (nome della nascitura), presentato alla 73esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia diretto da Roan Johnson, prodotto da Sky Cinema e Palomar e distribuito da Lucky Red.
Il regista mette in luce le priorita' della nostra generazione che portano alla decisione (o non decisione) di non procreare o farlo in ritardo (Es: personaggio di Stella). Si manifesta chiaramente la grande paura della nostra generazione: fare un figlio; colui che mettera' fine alla tua vita come te la immagini per atri anni, ai tuoi viaggi, ai week-end passati a girare canne e fare l'amore; cosi come affrontano i 18 anni e il viaggio di maturita' tra Spagna e Marocco, Ferro e Cate continuano per tutti e nove i mesi ad accogliere l'idea di avere Piuma, con la stessa leggerezza del futuro incerto che la nostra generazione subisce e non affronta.
Un film che tenta di ridefinire il concetto di famiglia e la sua morale, palesemente da attualizzare, senza pero' in realta' definire niente... solamente delineando le conseguenze dei cambiamenti generazionali sia attraverso le chiare figure dei protagonisti sia con gli altri personaggi che possono risultare marginali ma che in realta' hanno importanti ruoli sociali. Le famiglie che incarnano la disagiante incertezza dell'andamento delle loro vite, piuttosto che di quelle dei loro figli: un frustratissimo Sergio Pierattini (Franco, padre di Ferro) e un caotico, depresso, rassegnato Francesco Colella (Alredo, padre di Cate) ne sono due buoni esempi.
Certamente il tema di una gravidanza in eta' prematura, azzardando un po' il termine forse, non e' da considerare ridondante e ripetitivo nel panorama del cinema italiano, ma se ci spostiamo in senso piu' ampio verso il cinema ameircano sovviene immediatamente alla mente una serie, seppure non cosi' ampia, di film con temtiche simili; da tenere in considerazione il sottile "Juno" di Jason Reitman.
Questo ultimo di Roan Johnson é un film sicuramente dvertente e leggero, si vede con piacere senza troppo impegno. Non e' un trattato sociologico, bensi' un racconto ilare con metafore palesemente ricercate non troppo complesse per dare un tono piu' intellettuale all'opera; purtroppo sembra infatti che sfiori l'effetto banalita', senza mai arrivarci, cosa che non viene molto percepita nei sui precedenti film, con una comicia' di livello piu' alto con una brillantezza piu' diretta, meno faticosamente ricercata. La scontatezza percepita non sembra affatto dovuta dall'interpretazione dei giovanissimi attori, piuttosto dal copione, dalla sceneggaitura, dai colori non decisi bensi' pastellati, che oltre all'intento di dare un tono morbido al film (come afferma il regista)... manca di dargli un taglio di stile coraggioso.
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