Sipario sul Teatro di Marte? Speriamo il Volksbund ci ripensi

Giovedì 13 Agosto 2026 21:59 Antonio Desideri
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C’è tempo fino al 23 agosto per le ultime repliche, poi più niente, kein Theater.

Raus!

Risuona qualcosa di profondamente kafkiano - e stavolta non è un modo di dire - nell’apprendere che la compagnia che sta mettendo in scena il Processo al Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa non potrà più farlo. Né Kafka, né nient'altro.

Il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, l’organizzazione privata a partecipazione statale che gestisce per conto del Governo federale tedesco i cimiteri di guerra all’estero, ha deciso che dal 2027 non ci sarà più teatro alla Futa. Ventitré anni di teatro, ventitré estati, ventitré ritorni - e poi con una lettera tutto finisce.

Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni, fondatori di archiviozeta, hanno dato la notizia sui propri canali con parole che non lasciano spazio all’ambiguità: «Siamo addolorati di comunicare che, dopo 23 anni di spettacoli, lavoro culturale e ricerca storica, la direzione tedesca del Volksbund ha decretato che il 2026 sarà l’ultimo anno di rappresentazioni teatrali al Cimitero militare germanico del Passo della Futa. Questa umiliante decisione metterà a repentaglio il nostro lavoro, le persone che lavorano con noi e un intero ecosistema culturale e di indotto turistico sull’Appennino tosco-emiliano costruito nel corso degli anni, e danneggerà irrimediabilmente un rito culturale che coinvolge ogni anno migliaia di spettatori».

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Chi ha salito almeno una volta quei gradini di pietra, chi si è seduto tra le lapidi e ha atteso che il cielo dell’Appennino facesse il suo ingresso in scena, sa di cosa si parla. Sa che quel teatro non era ospitato alla Futa: era la Futa. Trentamila nomi incisi nella pietra, il vento che portava le parole o le spezzava, il tramonto che non si ripeteva mai uguale - effetti speciali che nessuna tecnologia può comprare. Dal 2003, anno dopo anno, archiviozeta ha costruito lì un rito civile che portava migliaia di persone in un luogo che, senza di loro, molti non avrebbero mai raggiunto.

Eppure, una decisione è arrivata, senza - per quanto è dato sapere - una motivazione pubblica adeguata. L’unica ragione trapelata attraverso le istituzioni italiane che si sono attivate è generica: il riferimento alla «particolare natura dei cimiteri» e alla «sensibilità dei familiari dei caduti». Il testo integrale della lettera inviata alla compagnia non è stato reso pubblico.

La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. L’assessora regionale toscana alla Cultura, Cristina Manetti, ha scritto all’ambasciatore tedesco in Italia Thomas Bagger e alla console generale Susanne Welter, chiedendo di aprire un tavolo di confronto che includa il Volksbund, i rappresentanti delle famiglie dei caduti, gli organizzatori e le istituzioni di entrambi i paesi. Nella sua lettera, Manetti riconosce il rispetto dovuto alle motivazioni espresse, ma distingue con precisione: «Il teatro può essere percepito come estraneo alla natura di un cimitero qualora venga inteso nella sua accezione più ordinaria. Può però assumere una funzione profondamente diversa quando viene utilizzato come strumento di riflessione sulla guerra, sulla violenza, sulla responsabilità, sulla memoria e sulle conseguenze della storia europea».

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L’Amministrazione comunale di Barberino di Mugello ha inviato una propria lettera alla direzione del Volksbund, a firma dell’assessora alla Cultura Anna Nuti. A Firenzuola - la città natale della compagnia - il gruppo consiliare «Bene comune» ha depositato una mozione al Consiglio comunale per aprire ufficialmente il dialogo, ricordando che il lavoro di archiviozeta ha ricevuto nel tempo l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il Premio Speciale UBU e - fatto che vale la pena di segnalare - il Patrocinio dell’Ambasciata tedesca stessa. La stessa che oggi, di fatto, viene chiamata a sanare una contraddizione che la riguarda direttamente.

Non è in discussione il diritto del Volksbund di gestire il luogo che gli è affidato. È in discussione la qualità di una decisione che cancella senza confronto un’esperienza costruita in più di vent’anni con rigore, rispetto e profondo senso civile. Un’esperienza che aveva trasformato un sacrario di guerra in una porta d’accesso alla storia europea - nel senso più nobile del termine.

Il 2026 è anche l’anno in cui Italia e Germania celebrano i settantacinque anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche. Sarebbe il momento meno opportuno per lasciar crollare uno dei ponti culturali più originali e duraturi che i due paesi abbiano saputo costruire nell’ultimo quarto di secolo.

Nel frattempo, si apprende, attraverso la testata online il Filo del Mugello (https://www.ilfilo.net/firenzuola-va-controcorrente-giusto-lo-stop-agli-spettacoli-nel-cimitero-della-futa/), che il Sindaco di Firenzuola si muove controcorrente: auspicando che sul cimitero della Futa cali il silenzio (sic!) sembra lasciar intendere che considera il teatro rumore e fastidio. Per lui, politico di destra, la pratica della memoria dev’essere davvero fastidiosa…

Intanto, le repliche del Processo continuano fino al 23 agosto. Poi, se nulla cambia, il sipario calerà definitivamente su quello che archiviozeta chiama, con precisione e amarezza, il proprio Teatro di Marte.

Speriamo non sia l’ultima parola.

crediti fotografici: archiviozeta

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