A cosa serve un portfolio fotografico?

Martedì 19 Aprile 2016 14:24 Silvia Dalle Donne
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A cosa serve un portfolio fotografico?

Abbiamo rivolto la domana a Silvana Grippi che ha gestito per oltre un decennio la Galleria DEA a Firenze:

"Un portfolio fotografico serve per presentarsi ma non solo, è anche un progetto in itinere: possiamo definirlo un lavoro personalizzato, un insieme di scatti con un senso logico, fotografie considerate leggibili, conseguenziali, storie, rappresentazione emotiva in fotogrammi, ed altro ancora...E' utile ad ogni giovane che intende confrontarsi nella progettazione fotografica. Ma su cos'è lascierei la parola ai professiosti. Io non mi ritengo tale.... ".

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Galleria DEA - Durante la visione di un portfolio

Dunque, se ho capito bene, è un fotolibro, una successione di fotografie collegate, il cui accostamento comunica la personalità e la capacità dell’autore di descrivere un soggetto o una situazione, attraverso l’idea progettuale e visiva.

"Si! Deve contenere un numero sufficiente di fotografie tali da permettere all’osservatore una conoscenza del fotografo a 360 gradi e una conseguenzialità tematica".

Quindi, con il portfolio l'autore vuole farsi conoscere e vuole far conoscere il suo lavoro. Come si può realizzare?

Esistono un’infinità di modi per realizzare un portfolio fotografico, soprattutto per merito dei Social e con il diffondersi dei Blog e dei siti web che ne creano di automatici. Eppure, un buon portfolio, deve essere programmato e studiato a tavolino, pensato, infine mirato al tipo di audience su cui punta. E' formato da una serie di fotografie su tema unico, nel quale viene mantenuto lo stesso stile espressivo voluto dal fotografo. e poi ci vuole un bravo stampatore che con la sua capacità tecnica finale lo fotocopia e poi rilega. Naturalmente va stampato su carta.  Creare un portfolio è il modo più utilizzato, dai fotografi, per fare vedere il loro valore artistico fino a proporre delle vere “opere d’arte”. Il messaggio deve essere forte e chiaro.

Ecco dei progetti d'insieme di alcuni autori che mi hanno incuriosito:

Severin Koller, nato nel 1986 a Vienna, è un fotografo che cattura un’immagine per raccontare una storia e per realizzare una serie di scatti da considerare un "progetto d’insieme". Il suo portfolio è composto da foto singole dotate di una certa “aura” di perfezione per attirare maggiormente l’attenzione.

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“Grand Central Station” è la foto principale del suo portfolio.

L'autore dice: “È quasi impossibile spiegare i miei pensieri quando faccio questi scatti, perché sono istintivi. Non c’è mai tempo per pensare quando si fotografa. Chi lo fa perde il momento decisivo. Questa immagine, però, rappresenta un’eccezione; avevo intravisto il potenziale per una bella foto e attesi l’attimo giusto”.

 

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La passione per la fotografia di Ronya Galka nasce dal suo amore per l’osservazione della gente e per la sua voglia di esaltare l’individualità delle persone. Le scene che cattura sono l’espressione dei suoi pensieri, delle sue emozioni e delle preoccupazioni, è una fotografa emotiva e soggettiva, una “narratrice”.

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“Non m’importa che dice il meteo”, è una foto scattata durante una delle sue passeggiate a Londra.

“Dopo alcune ore di foto poco interessanti, stavo tornando a casa; aveva cominciato a piovere a dirotto e proprio mentre attraversavo Trafalgar Square la coppia che mi precedeva iniziò ad abbracciarsi, sembravano aver dimenticato l’acquazzone. L’abbraccio durò pochi secondi, ma l’immagine mi rimarrà sempre nel cuore come una bellissima scena d’amore e amicizia”. Qualcuno ha detto la “fortuna è l’attimo in cui la preparazione si concilia con l’occasione”, una frase che si applica alla perfezione con il modo di “fare” fotografia di Ronya.

 

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Mustafah Abdulaziz ha iniziato come fotoreporter per i quotidiani, e mentre eseguiva i servizi si accorse che i momenti precedenti e successivi agli scatti per il giornale contenevano più realtà fotografiche. Il suo portfolio si chiama “perdita di memoria”, perché pensa che molto di quello che facciamo e in cui investiamo tante energie finisca spesso nel dimenticatoio per colpa della monotonia e della routine. Le sue foto sono state scattate in luoghi su cui non c’era nessun motivo di soffermarsi, viaggiava per l’America e non vedeva niente di eccezionale, ma poi traduceva le sue fotografie in qualcosa valido per lui.

"Tribune di ESPN a Time Square durante l’incontro di calcio femminile Stati Uniti-Giappone per il campionato mondiale” è una delle fotografie del suo progetto “perdita di memoria”.

“Ero colpito dalla diversità fra le persone sedute una di fianco all’altra e dalla varietà delle loro espressioni. Mi piaceva l’dea di non sapere che cosa stessero guardando; dalle loro espressioni immaginavo quello che succedeva in campo. Nel centro di New York un uomo si era addormentato in mezzo a un gruppo di persone sconosciute, mentre l’evento per cui era lì stava per terminare”.

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Questi fotografi, che ho citato, hanno come caratteristica in comune, del nostro "presente/contemporaneo",  far conoscere e comunicare aspetti innovativi dell'immagine. Il portfolio, quindi, è diventato indispensabile come personalizzazione, designer, oggetto/soggetto, vetrina, materia di esame all'università. Ecco, un nuovo modo di “fare fotografia" che diventa moda, fenomenologia e ricerca.

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Galleria DEA - Lezione di fotografia con Silvana Grippi

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 26 Aprile 2016 15:19 )