
Etelka Görög, più famosa come Ata Kandó, è morta a Bergen il 14 settembre scorso attraversando, con le sue immagini in bianco e nero, un secolo intero, entrando nell’olimpo dei più famosi fotografi del '900.
Etelka Görög è nata il 17 settembre 1913 da una famiglia di origine ebraica ungherese a Budapest. Studiò all’Accademia Sándor Bortnyik, incoraggiata dai suoi genitori che sostenevano la sua vocazione artistica. Qui conobbe Gyula Kandó, che sposò nel 1931 e con il quale si trasferì a Parigi dove, nel 1938, aprì il suo studio fotografico. Nel 1940, per timore delle leggi razziali a seguito dell’invasione tedesca di Parigi, tornò con il marito in Ungheria e qui si impegnarono per salvare molti ebrei dalla deportazione. Nel 1998 sono stati insigniti entrambi del titolo di Giusti tra le Nazioni, titolo che viene conferito a chi, rischiando la propria vita, ha salvato ebrei dalla morte certa.
Tornata a Parigi nel '47, fu assunta da Robert Capa al Magnum Photos, dove restò fino al 1952 dedicandosi alla fotografia di moda, viaggiando con i suoi tre figli che ritroviamo ne "Il sogno nella foresta", immagini scattate sulle Alpi e pubblicate in un libro nel 1957.
Nel 1956, durante la rivoluzione ungherese, documentò la violenza sui bambini rifugiati, pubblicando il famoso "Red Book" e stabilendo che i proventi della vendita servissero per aiutare i rifugiati, raccogliendo oltre un milione di dollari.
Ha fotografato l’Amazzonia, il Perù, vincendo molti premi. Le sue fotografie sono state acquistate dal British Museum e da collezionisti privati.
Ha raccontato la vita con gravità e leggerezza, consacrata artista di fama mondiale.
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