Si terrà questa sera, alle ore 21.30 ad Empoli, un nuovo concerto del Veronica Fascione Quarteto. L’evento, che si svolge sotto l’egida di Empoli Jazz, sarà ospitato dall’Evolution Cafè 081 di piazza Ristori (info 0571-710932) e sarà l’occasione per ascoltare dal vivo questo ottimo quartetto di musica brasiliana che si segnalò, un paio di anni fa e con notevole riscontro, al Lucca Jazz Donna, probabilmente il festival della musica al femminile più importante della penisola.
Per presentare il concerto abbiamo incontrato la voce e l’anima del gruppo, Veronica Fascione.
- Intanto presentaci subito il concerto. Qualche notizia in più sul tuo ‘Quarteto’ e sul repertorio: che suggestioni si presenteranno, stasera, a chi verrà ad ascoltarvi all'Evolution Cafè?
Il Veronica Fascione Quarteto nasce dalla scoperta e dal mio grande innamoramento per la musica brasiliana alla quale mi sono avvicinata un po’ alla volta ma che mi ha letteralmente folgorato. Ebbi occasione di frequentare, qualche anno fa, un bellissimo corso all’Accademia Romana di musica con dei grandissimi musicisti come Barbara Casini, Gianluca Persichetti e Stefano Rossini. Da quel momento decisi di cominciare lo studio sistematico del vasto mondo musicale brasiliano e, grazie anche all’aiuto del chitarrista Simone Martelli, abbiamo messo in piedi il ‘Quarteto’: si sono uniti a noi Alessandro Berti al basso elettrico e Gabriele Pozzolini alla batteria. Il concerto di stasera avrà qualche novità nel repertorio perché presenteremo dei brani di Guinga che non abbiamo mai fatto prima ed alcuni brani di Chico Pinheiro, compositore e chitarrista brasiliano giovanissimo. Poi mi sono innamorata di Maria Rita, la figlia di Elis Regina e quindi suoneremo anche qualche brano tratto da un suo album.
- Come nasce musicalmente Veronica Fascione? Con chi hai studiato, quali sono i tuoi punti di riferimento e di ispirazione.
Il canto e la musica sono stati per me pane quotidiano sin da bambina: mio padre e mia sorella maggiore sono grandi appassionati e cultori di jazz. Pensa, la mia più grande aspirazione, da piccola, era quella di andare allo “Zecchino d’Oro” anche se poi, quando capitò davvero l’occasione, non ebbi il coraggio e rinunciai. Parlando seriamente, invece, mi sono avvicinata al canto jazz tramite il Centro Attività Musicali di Firenze, inizialmente nel coro gestito da Mya Fracassini e in seguito da Stefania Scarinzi. E’ stata proprio Stefania ad incoraggiarmi ad intraprendere l’attività canora e lo studio in maniera seria e, soprattutto, mi ha fatto conoscere il chitarrista Andrea Sinceri col quale collaboriamo ormai da molti anni e abbiamo un grande feeling musicale perché entrambi amiamo moltissimo il jazz europeo. La mia formazione è poi proseguita nel corso degli anni con la frequenza di tante masterclass. Tra le più importanti ricordo quelle con Sheila Jordan, con Jay Clayton, Norma Winstone e Maria Pia De Vito. Ho anche partecipato alle Clinics di “Umbria Jazz”, frequentando la masterclass di Bobby McFerrin e fui anche selezionata per l’esibizione finale accompagnata dagli insegnanti del “Berklee College of Music”. Per tornare all’oggi, invece, sto studiando tecnica vocale con Francesca Della Monica e seguendo un corso con Cristina Zavalloni. Inoltre, frequento il Triennio Sperimentale Jazz presso il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze.
- Uno dei momenti principali della tua storia musicale è stata la partecipazione, se non ricordo male nel 2010, a Lucca Jazz Donna dove la vittoria al concorso vi fu sottratta per un soffio da un gruppo praticamente professionistico. Ci racconti di quella esperienza e di cosa ha significato per te?
E’ stata un’esperienza bellissima e molto emozionante, con un’organizzazione impeccabile e, al tempo stesso, un clima rilassato e molto easy che mi aiutò a superare la tensione per un appuntamento tanto importante. Per noi fu un’enorme soddisfazione l’essere stati selezionati e il fatto di non aver vinto, anche se davvero solo per un soffio, non ha pesato più di tanto. Anzi, ricevemmo tantissimi complimenti e ricordo ancora con emozione le belle parole di Vito Tommaso. E poi non andò così male: non vincemmo il primo premio ma, in via del tutto eccezionale, non era mai accaduto prima, l'organizzazione decise di farci aprire il Festival dell’anno successivo come ospiti speciali. Per un musicista queste soddisfazioni credo siano il regalo più bello.
- Parlaci della tua attività attuale: i tuoi gruppi o i progetti in cui sei impegnata.
Beh, del ‘Quarteto’ abbiamo ampiamente parlato. L’altro mio gruppo nasce in realtà per primo, dalla collaborazione di cui dicevo con Andrea Sinceri. Avevo iniziato da poco a studiare canto seriamente e il desiderio di creare un quartetto si presentò in maniera molto naturale. Nacquero così i Doodlin’ Jazz Quartet che, oltre Andrea e me, vede Stefano Lepri al contrabbasso e Riccardo Cardazzo alla batteria. Il nostro repertorio jazz comprende, tra gli altri, brani di compositori che amo molto come Fred Hersch e Kenny Wheeler.
- Nei tuoi concerti la scelta dei brani non si riduce quasi mai ai classici brasiliani o agli standard jazz ma proponi sempre scalette piuttosto originali con autori “nuovi” e sicuramente non convenzionali. Quali sono i criteri che ti aiutano a scegliere i pezzi da interpretare?
Sì, è vero, il nostro repertorio è piuttosto originale. Trovo giusto affrontare brani poco noti proprio per farli conoscere al pubblico: ahimè, spesso siamo abituati, da una certa omologazione del gusto, ad ascoltare musica molto semplice e ‘riconoscibile’ mentre invece è importante ascoltare cose più complesse che permettano di allargare i propri orizzonti musicali. Scoprire musica “nuova” è una bella esperienza, sia per i musicisti che per chi ascolta. Con il quartetto brazil suoniamo prevalentemente brani di Guinga, Hermeto Pascoal, Egberto Gismonti e Joao Bosco. Come dicevo prima, adoro questa musica ed i suoi autori, immensi sia musicalmente che umanamente: a questo proposito voglio raccontare un aneddoto. Nel 2007 ebbi il piacere di incontrare Guinga ad un seminario organizzato da Francesco Petreni. A quel tempo conoscevo solo un suo brano, “Catavento e girassol”: con un certo timore reverenziale gli chiesi se potevamo suonarlo assieme e se mi poteva dare qualche consiglio sull’esecuzione. Era entusiasta all’idea di fare musica insieme ma aggiunse, in una sorta di italo-brasiliano: “L’importanSGi è che la canSGi con il cuore”… Ecco, pensai, adoro quest’uomo! Insomma questa frase spiega con semplicità cos’è la musica per questi autori ed anche per me. Voglio dire che non riesco a cantare musica che non mi convinca fino in fondo, ad esempio non mi interessa cantare standard jazz vecchio stile. Ho sempre voglia di mettermi un po’ alla prova e soprattutto di interpretare della musica che sento mia, cercando di comunicare le mie emozioni più profonde. La musica è in primo luogo emozione e quindi per farla arrivare al pubblico prima di tutto devo emozionarmi io. Posso dire con orgoglio che tutti i brani che canto mi piacciono e mi appassionano veramente e ti assicuro che sono sensazioni uniche, irripetibili. Insomma come avrai capito la musica è la mia linfa vitale.
- Quale sarà la prossima occasione per chi volesse ascoltarti dal vivo, magari a Firenze?
Con alcuni colleghi del Conservatorio stiamo preparando un’iniziativa alla Biblioteca delle Oblate: martedì 4 dicembre presenteremo un concerto tutto fatto di brani originali ed arrangiamenti scritti appositamente per sole voci da questi miei compagni di studio che poi, più che studenti, sono tutti valentissimi musicisti. Da come si sta prospettando, credo proprio che verrà fuori una serata interessante e sicuramente diversa dal solito.
(Antonio Desideri)
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