Se chiedessimo agli Unibrido, al secolo Carlo Carbonetti e Marvin Marshall, come è nata la loro collaborazione e come sono arrivati a fare musica, forse, come tanti altri ragazzi ci risponderebbero che hanno iniziato a suonare in cameretta, che hanno ascoltato musica di altri e si sono magari proposti in cover band. Ma tutto questo è normale e scontato. Forse non è scontato quanto poi sono riusciti a mettere insieme nella realizzazione del loro primo “esemplare” discografico dal titolo "P.I.G.S." un album prodotto anche in versione Cd (ed oggi è diventato abbastanza raro l’abitudine di imprimere musica su un supporto fisico).
Unibrido è una condizione sociale e psicologica che si vive in questo tempo, un tempo dove la trasformazione è obbligatoria.
La musica degli Unibrido è dunque la percezione di questa nuova realtà da cui traggono l’ispirazione per dire ed esprimere la loro condizione creativa .
Ed ecco che arriva "P.I.G.S." un album di otto tracce in cui la band ci propone un viaggio attraverso le situazioni del momento, le tante parole dette ed i pochi fatti a favore di una popolazione che cresce all’interno di uno sviluppo spasmodico. Un popolo però poco lucido a capire seriamente quali sono le vere necessità e le priorità per una seria programmazione di una nuova era.

“Il Maiale può essere ognuno di noi in questo porcile psicotico che è la società,
dove tramite la paura e la pubblicità, permettiamo al potere democratico di commettere le peggiori nefandezze”
(Unibrido).
Il disco è decisamente rock, un rock che ha radici d’oltre oceano, riconducibile a sonorità dei primi anni 90 ma con venature blues psichedeliche ed influenze prog, anche di quello italiano. Un collage sonoro che comunque fa restare concentrati e attratti all’ascolto e che imprime piacevoli percezioni.
Un sound senza troppi fronzoli senza artefatti che accompagna testi perfettamente incastonati negli arrangiamenti e ci riporta piacevolmente alla scoperta di nuove realtà creative .
Di nuovo ci troviamo di fronte alle tante proposte italiane di nuovi voci e nuove frontiere, anche capaci - come questa - di rivisitare con carattere e originalità le tracce ampiamente solcate dai grandi classici. Di nuovo ci troviamo a far di conto con un mercato dalla politica chiusa e indifferente alle nuove voci italiane, ai tanti progetti e alle tante proposte che farebbero solo del bene alla bellezza e alla cultura del nostro quotidiano.
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