Sanremo del tempo che è

Domenica 06 Febbraio 2022 23:49 Marco Ranaldi
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A volte sembra che questi due anni e più passati  abbiano talmente segnato il nostro vivere che rivedere, rivivere, riprovare a scrutare orizzonti già vissuti fa apparire il tutto come se fosse luna nuova. Ma non è luna nuova.  Percui persino il fascinoso Sanremo canoro sembra essere un miracolo della tradizione venti venti o venti ventidue, come si dice, quasi che costi fatica dire duemilaventi o duemilaventidue. Quindi dopo 5 serate di armoniosa convivenza targato famiglia Rai, quello che resta del Festival della canzone italiana è una storia già letta, vista, sentita. Forse solo sul sentire alcune canzoni si coglie il senso che qualche cosa è cambiata. Il passaggio fra vecchie e nuove generazioni crea certo un divario ma il futuro non sembra essere  di quelli peggiori. Non è lo stesso per quanto riguarda una conduzione sempre più presentatorecentrica, con il solito contorno di presenza femminili ricondotte, come o anche peggio, alla logica di ignote presenze.  Questo è ancora così. Diversa è stata l'apparizione di Gianluca Gori che con la sua Drusilla Foer  ha segnato indelebilmente tutta la costacrociere sanremese.Uno dei pochi sussulti verso un futuro che si spera essere meno catttolicamente consolatorio. Come prima più di prima.

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