Oops: dentro i chiaro-scuro di "Bestie e Dei"

Giovedì 21 Settembre 2023 16:57 Silvio Terenzi
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OOPS
"Bestie e Dei"

Oops COVER

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Sono bestie e sono divinità come a dire che sono demoni e salvezza quello che ci percuote l'animo in ogni istante di vita. Vita che il trio degli Oops investe nella riflessione e poi nel fotografare l'istinto più che la forma. Ruvido il suono di questo "Bestie e Dei" che certamente, per l'esordio che rappresenta, si lascia perdonare tante ingenuità del caso, da sonorità a volte scontate a incertezze d'esecuzione. Questo Hi-Hat randagio e aperto sembra riportarci ai doposcuola adolescenziali che, in fondo, pensiamo sia voluto. Sembra voluta anche una certa dimensione del tempo. E si veda anche questa voce cantilenante che sagoma due o al massimo tre variazioni di intenti nella declamazione dei testi. E tanto dobbiamo e anzi devono probabilmente a quel Lindo Giovanni detto Ferretti e a quel periodo di contestazione politica che raggiunse vette inattese della scena indie italiana. Alle liriche non chiediamo e non diciamo niente: libere interpretazioni, assai libere che alle volte ci viene in mente quanto la casualità dei vocaboli sia la causa di accostamenti davvero privi di senso (apparentemente). Sono liriche che cercano la dimensione del visivo e del sentimento e non più quella della testuale rappresentazione del senso. E ci piace questa crudeltà nel definire i contorni, forse privi di riverbero o quantomeno acidi e dagli angoli vivi nonostante la sua sia una vocalità che definisce con morbidezza ogni chiusa.
C'è della psichedelia inglese che spesso fa capolino, soprattutto dentro riff e chitarre soliste - come accade dentro "Cacciatrice per indole". Fa capolino il post rock un po' ovunque ogni volta che il disco cerca dinamiche più accese... fa capolino il glam rock di Bowie in "Heros" nella chiusa (forse il brano migliore del disco) dal titolo "Efesto" - non a caso una fotografia onirica che più di altre (sembra alla mia lettura) sia densa di richiami divini e spirituali. Ma fa capolino anche una melodia cantata a guisa di inciso dentro "Balene" e qui i nostri perdono punti banalizzando la scrittura in soluzioni assai pop di primissimo pelo. Ancor meno affascinanti quel suono piezoelettrico delle chitarre acustiche che non poche volte disegnano ritmiche da spiaggia e da prime suonate con amici.
Bestie e Dei dentro un disco così, luci e ombre, altitudini e bassifondi. Come il viaggio introspettivo di ognuno di noi. Siamo noi dentro questo disco. Siamo noi questo campo di grano... sotto piogge acide da giorni.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Settembre 2023 17:13 )