Sanremo 2024: domani 7 febbraio anche il liscio

Martedì 06 Febbraio 2024 17:17 Silvio Terenzi
Stampa

Nuova Orchestra Santa Balera

SBverticale 2

Domani sul palco dell'Ariston di Sanremo
per i 70 di "Romagna mia"

Fermiamo Giordano Sangiorgi per raccontarci di questo progetto della Nuova Orchestra Santa Balera: la generaizone Z del liscio che sale sul palco dell'Ariston di Sanremo domani 7 febbraio per celebrare i 70 anni di un brano famoso in tutto il mondo come "Romagna mia". Si restituisce al liscio il centro che merita di una certa radice culturale italiana. Punto nodale il circuito delle balere storiche e una campagna che vuol portare il liscio a diventare patrimonio culturale dell'Unesco. Tutto questo e tanto altro ancora dentro il progetto dei Santa Balera che domani vedremo al debutto ufficiale proprio sul palco di Amadeus:

Come nasce l’idea di proporre Romagna mia al festival di Sanremo?
Molto semplice: nel 2024 festeggiamo i 70 anni da “Romagna mia”, pubblicata nel 1954 divenuta una hit mondiale, una delle 10 canzoni italiane più note al mondo cantata e reinterpretata da tantissimi - penso solo a Papa Wojtyla solo per fare un esempio… non poteva che meritare una celebrazione simile.

Come ha accolto la proposta Amadeus?
Come sempre negli incontri che abbiamo avuto in questi 5 anni di sua conduzione e direzione di Sanremo, è stato sempre molto attento e in ascolto alle proposte che facevo. In qualche modo sottolineando l’importanza della scena indipendente e dunque recependo molte di queste cose sin dalla sua prima edizione (ricordiamo come in quella edizione c’erano infatti molti nomi sconosciuti al grande pubblico che provenivano dal mondo del MEI). In questo caso la proposta ha destato in lui molta attenzione tanto che alla fine l’ha fatta sua e ci ha chiamati a realizzarla.

"Romagna mia" al festival vuol essere un omaggio agli “Angeli del fango”. Tutti noi siamo stati toccata dalle parole del Presidente Mattarella, ma com’è adesso la situazione?
“Romagna mia” è stato un brano ad alto tasso di condivisione. Cioè nel post-alluvione, mentre si lavorava per pulire le città dal fango e dall’acqua che ha devastato la Romagna, gli alluvionati, i volontari, la Protezione Civile si ritrovavano la sera nelle piazze a cantare assieme “Romagna mia”. Quindi mai come in quel caso ha unito una regione intera. Le parole del Presidente Mattarella ha confermato e celebrato tutto questo e diciamo che oggi la situazione è quella di una ripartenza ma ancora molto lente. Ci sono zone in cui restano vive le tracce dell’alluvione: serve una maggiore incisività, una maggiore operatività per tornare davvero a rinascere completamente.

Un ricordo forte è quello delle scuole di musica spazzate via: stanno rinascendo?
Noi di Audiocoop abbiamo fatto un lavoro importante. Abbiamo elencato tutte le realtà musicali alluvionate nel nostro territorio, le abbiamo inviate alla regione, al ministero, perché decidessero che tipo di azioni fare. Noi di nostro abbiamo fatto un’azione di crowdfunding raccogliendo decine e decine di migliaia di euro che abbiamo redistribuito ad oltre 30 di realtà musicali e culturali che avevano necessità anche solo di un piccolo fondo di sostegno, anche solo di un gesto simbolico per rincuorarle e sostenerle nella ripartenza. Ad esempio, come ci è stato detto dal Sottosegretario Mazzi, è stato proprio grazie alla nostra segnalazione che abbiamo fatto al ministero della cultura che siamo riusciti a far avere un cospicuo fondo tratto dall’incasso del concerto “Italia love Romagna” alla scuola musica Sarti di Faenza. Siamo orgogliosi di aver dato questo contributo per le nostre realtà musicali e culturali.

Perché i giovani romagnoli, in un mondo musicale così cambiato, vogliono mantenere la tradizione?
Credo che i giovani la vogliano non solo mantenere ma anche rinnovarla e questo perché nella tradizione trovano una delle oasi di libertà musicale indipendente dove tanto per cominciare possono suonare: attenzione perché non è un paradosso o un dettaglio da poco. Nella scena main stream di oggi veniamo disimparati al “suonare” tant’è che spesso sui palchi troviamo sempre meno musicisti e la forma canzone è sempre più digitale e computerizzata o vediamo cantanti cantare i playback o con auto-tune e cose simili. Quindi partiamo dal concetto che prima di tutto in questo mondo gli artisti tornano a suonare per davvero e questo li spinge a poter investire di creatività, a ricercare, a sperimentare… succede nel mondo del liscio ma anche in generi affini come il folk e compagnia cantando…

Share

Ultimo aggiornamento ( Martedì 06 Febbraio 2024 17:28 )