PoST
"Ten Little Indies"

"All M Fault" - GUARDA IL VIDEO UFFICIALE
È la sintesi il centro di tutto il mio personalissimo ascolto di questo ritorno in scena dei PoST - I Proud of Serving Tuna, formazione che sforna per la Reverse Rivers Music questo “Ten Little Indies”, disco di una immersione di profondissima quiete molto ricca di riferimenti inglesi, di quel certo suono elettrico che ha determinato un modo di pensare alla post-newwave e ad un certo concetto di pop internazionale. È un disco di introspezione, di intimità che in un solo brano torna all'italiano sfoggiando anche soluzioni decisamente pop. O forse è solo questione di pregiudizio nei confronti della lingua...
Inevitabile chiederselo: chi sono gli indiani, perché dieci e che continuità c’è con la dimensione sociale di oggi?
Gli “indies” sono gli individui, che proprio nei dieci brani vivono esperienze emotive, relazionali, personali. In diversi modi giungono più o meno a capire come uscire dalla propria situazione problematica, o perlomeno farsene una ragione. Ci sono dei cenni riguardo alla società odierna, che a volte complica questo percorso quasi “esistenziale”.
Domanda forse troppo spirituale: la musica può essere un antidoto o resta solo una fotografia della frattura?
Chiesto a chi fa musica, non ci si può aspettare una risposta imparziale! Mettiamola così: se cogli la frattura nella musica, grazie ad essa troverai anche un modo per superarla.
C’è tantissima sospensione ma anche nostalgia… una chiusura per protezione o un suono alla ricerca di nuove aperture?
Probabilmente entrambe le cose. Negli ultimi anni, che hanno portato a "Ten Little Indies", abbiamo cercato di massimizzare la personalità artistica, anche a rischio di far discutere su alcune scelte. È tuttavia solo da critica e confronto che nascono nuovi spunti, nuove idee: probabilmente un prossimo prodotto sarà ancora diverso, e così via.
Oggi l’indipendenza di questo mestiere… significa poterlo fare questo mestiere o doversi accontentare?
Vivere di musica da queste parti del mondo è tutt’altro che semplice. Anche noi stessi diversifichiamo, osserviamo personalmente una stagnazione diffusa: ha portato ad un modo totalmente nuovo di seguire ed ascoltare gli artisti. I concerti sono sempre meno, il palco ora ha un significato diverso da quello che ci ha fatto acquistare i nostri primi strumenti da ragazzi. Nel frattempo tentiamo di resistere, finché non torneranno di moda i nostri canoni: la storia è ciclica.
Perché un brano in italiano? Sembra quasi un fuori pista…
In questo periodo di grande cambiamento per noi PoST, abbiamo voluto mantenere alcune scelte fatte anche nei dischi precedenti, alcuni punti fermi che ci hanno già caratterizzato. Il primo album, "Nulla da decidere", era tutto in italiano, ma passando all’inglese in "Fakes from Another Place", avevamo lasciato un brano nella nostra lingua. Oltretutto, "Non dirmi che" è una rielaborazione di antichissime scritture che non eravamo mai riusciti a conformare con le sonorità dell’epoca: questo disco è stata l’occasione giusta per renderlo com’è ora.
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