Il diritto di vivere

Lunedì 13 Aprile 2020 01:38 Marco Ranaldi
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Se tutto fosse così semplice probabilmente non ci accorgeremmo di quanto sia difficile vivere questo tempo. E' un diritto di vivere certamente che è sopra a qualsiasi altro diritto. Non esiste legge che possa impedire alle persone di vivere. Non è uno sconosciuto che viene da lontano  che distrugge le vite. E' quello che invece non sappiamo di vivere che ci distrugge. E' togliere la libertà del pensiero, dell'azione, della misura, del senso della vita. Il diritto alla vita è quindi quello che dovremmo difendere. Manca questa memoria di riprendere in mano le nostre vite, di riuscire a comprendere come sia virale la paura di non vivere, di come possa essere furoviante e assurdo non sapere che noi viviamo a prescindere. Quando questo viene a mancare allora lasciamo il nostro diritto alla vita, smettiamo di crederci e di osare. Non ha senso piangere se poi non sappiamo che dalle lacrime uscirà un fiume di vita. Non serve a nulla perdere la forza nella vita e nella natura se poi non siamo capaci di amare. Non serve credere in un essere supremo se poi non crediamo nella vita. Non serve sapere di esistere se non difendiamo il nostro diritto alla vita. Torneremo a guardare il cielo, a sentire il sole e a bagnarci nell'acqua, riprenderemo le nostre abitudini certamente. Ma l'essere umano è fatto per vivere è il suo dovere. L'unico. Pertanto ora bisogna credere nella forza della vita, nella forza della natura in cui viviamo.

"Spegnete o sole che brilla nel cielo se non c'è primavere che arrivi.

Spegnete astri che non sanno di esistere per portarci a volare infiniti,

spegnete silenti i torpori del cuore che sa di vivere solo se batte,

spegnete la mano che non accarezza poichè ha lasciato la forza nel bagno.

Sentite le luci che brillano, sentite gli ardori del tempo, sentite le corone dei folli portate sul collo.

Vedete ciò che è invisibile soccorrendo l'affare, sospirando nell'unico vero colore che ci permette ancora di guardare oltre l'ardire infinito dell'aquilone.

Sarà quello che volerà a prendere gli sterpi terribili e portarseli in petto per strofinare l'animo della dura forza della vita. Sincero ricordo di quando s'aprirono i porti e assieme alle ombre arrivarono le dolcissime serene suonanti che ci riporteranno ad un tempo mai perso;

solo allora sarà silenzio colorato, ardore di spine spuntate, terrene mani che riusciranno alla fine a donare la carezza più dolente e sincera di sapere che nella neve e nel sole, nelle diritte albe future, gli alberi ci diranno che è tutto finito. Con un sospiro antico."

(Corma Nalidar).

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 13 Aprile 2020 01:47 )