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25 APRILE

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Cosa significa liberazione? Bella domanda. Oggi poi questo sostantivo femminile significherebbe tante cose ma  in un tempo non molto diverso da quello in cui viviamo, in cui  tante persone morirono per l'ideale, avrebbe significato la creazione di  un ambiente ideale in cui vivere. In questo lungo pensiero vi è la lunghezza del tempo che è passato. Non sembra ieri purtroppo. Anzi sembra proprio che di tempo ne sia trascorso tanto e che di memoria ne è andata via tanta. Anche perchè quelle persone che sopravvissero,  lentamente hanno lasciato questo spazio temporale cosidetto terreno per andare in altri spazi temporali. A noi la nostalgia della memoria che equivale ad una leggera brezza che si poggia su di essa. Pertanto cosa è la liberazione? La forza di tanti che sono morti per rendere l'Italia un luogo democratico dove qualsiasi forma di fascismo non avrebbe mai e poi mai dovuto  riprendere sostanza. Ecco questo significa liberazione. Lo sforzo di sfuggire ad una sovrabbondanza di narcisismo inconscio di tante persone che in virtù di un bene comune rubarono la libertà di pensiero, di parola, di vita a tanti. In un tempo in cui i dissidi interiori divennero guerre distruttive reali. In un tempo in cui l'agito di tante persone che avevano una forte malattia interiore permise la distruzione di vite umane. Naturalmente questo successe perchè l'interesse non comune, la corruzione, il familismo amorale, quel bisogno di essere tutti amici, amici dei direttori, amici dei governatori, amici di chi detiene il potere prese definitivamente il potere a scapito di chi non praticava questa antica arte dell'essere amico. Il conformarsi ad un sistema, l'omologarsi ad un modello, la scarsa autonomia di pensiero critico hanno reso l'Italia per un lungo tempo un paese in cui la delazione era a due passi. Eppure poi quelle persone che sapevano portare carne da immolare sull'altare del luogo comune, della bandiera unica e insanguinata, con la stessa leggerezza con cui aderirono ad un sistema passarono a piè pari in ruoli centrali del potere. La liberazione non è un antidoto, la liberazione è la forza di reazione verso tutti coloro che vivono dell'amico potente. E' così che i potenti diventano tali, grazie proprio a questa sostanziale abitudine ad un ipotetico servilismo di convenienza. Male che purtroppo ancora oggi affligge il nostro paese e non solo. Lo abbiamo visto in questo tempo che capiremo fra tanto altro tempo. Quell'idea di essere tutti omologati, di essere non uniti ma omologati. La reazione all'omologazione è di coloro che riescono a posare lo sguardo oltre, a vedere coloro che fanno anche fatica ad aprire la finestra.  Esiste ancora la solidarietà, la presenza per chi è assente. La forza per chi non riesce a reggere neanche la propria aria che respira. Forse la liberazione è in queste azioni. Forse la liberazione avviene quando si ammette la propria unicità, la non resistenza al sistema che ti infligge di usare tante energie. Ammettere la propria unicità. Non contro ma a favore di coloro che non riescono a leggere senza occhiali, non riescono a sentire senza le cuffie, non riescono a vivere senza essere social. Forse domani sarà un altro giorno, Anzi, si certamente sarà un altro giorno. Il giorno della liberazione. Il 25 Aprile di sempre.

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