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L'ingannevola pubblicità di Tornatore

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Lo sappiamo bene, abbiamo imparato a convivere con tutto il peggio che questa "insolita" pandemia ci ha portato a considerare. La limitazione delle libertà, la continua ricerca di ansie nuove e l'infinitesimale distanza fra centro del potere e libero cittadino hanno creato nell'essere umano quella instabilità che è tipica dei periodi di guerra o di calamità naturali come i terremoti. Pertanto da marzo 2020 abbiamo vissuto in una continua precarietà e assicuro avendone memoria piena, che ai tempi del terremoto l'instabilità era dettata dagli eventi naturali che non potevano rasserenare. Ora invece, in questo lunghissimo e brutto tempo, pochissimo è stato fatto per dare quella condizione necessaria all'essere umano di vivere senza sentire il "senso di colpa" della malattia. Che è cosa grave. Invece di provare a farci vivere in una dimensione di accettabilità dell'evento virale, la macchina dei vertici ha scavato proprio nella stabilità emotiva delle persone, creando non pochi danni che si pagano e si pagheranno caramente. Ora a completare il già assurdo quadro messo su dalle macchine centrali (Brazil a rivederlo mette i brividi) ci mancava anche Giuseppe Tornatore che ha diretto uno spot pubblicitario per indurre le persone a partecipare alla somministrazione vaccinale di massa. Ebbene quello che è ingannevole in Tornatore è questa falsa pista moralistica e colpevolistica che è tracciata dalla presenza di una anziana donna discretamente avanti negli anni, ed una giovane donna. Agiscono in una grande aula (ex scolastica?o invece quelle mortali delle case di riposo?) e sono divise da un grande telone di plastica. E si abbracciano attraverso esso. Con la grandissima tristezza di un messaggio che mortifica lo spettatore. Aleggia la morte e non la vita. E' un messaggio ambiguo ed ingannevole. Ha i tratti di una sorta di cattolico gesto di pietà ma è invece uno spot che trasuda falsità e inumanità. Tornatore ha fatto dei film interessanti, da tanto ripete se stesso. In questo spot invece evoca l'anima di Federico Fellini. Povero Fellini che se avesse potuto avrebbe rappresentato il virus come un animale a 3 zampe a spasso con la Anita Ekberg. Invece Tornatore crea una cartolina che non ha bisogno neanche dell'affrancatura per essere spedita. Le cose peggiorano con il "falsismo" di Nicola Piovani che prova ad evocare quelle leggerissime scritture che Nino Rota scriveva per il suo sodale regista. Il tutto lascia con una enorme voglia di scappare. Di proporre al dipartimento della Sanità che i soldi dei contribuenti vengano spesi per curare le persone e non per realizzare un ambiguo spot. Che non è nemmeno bello. Sarebbe forse il caso che quei pochissimi intellettuali che ancora animano il cinema italiano prendessero a cuore quello che è oggi la nostra nazione. Ma mancano Comencini, Monicelli, Rosi, Fellini, Petri. E dobbiamo quindi sorbire le prediche cinematografiche di un regista che forse farebbe meglio a capire quanto questo periodo sia brutto ed enormemente triste senza appesantirci con un messaggio che allontana ancora di più da quel senso di umanità ed onestà intellettuale. Già onestà.

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