“1968 – 2018 percorsi d’arte” allo Storico Giardino Garzoni

Martedì 13 Marzo 2018 13:07 Piero Fantechi
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Inaugurata la mostra “1968 – 2018  percorsi d’arte” di Giampiero Poggiali Berlinghieri;  23 tra dipinti e pittosculture che toccano, in modo esemplare, alcuni momenti della lunga e sempre rinnovata ricerca del maestro fiorentino, relativa alle situazioni della forma nello spazio e dello spazio/forma. Si comincia dal Paesaggio del 1968, opera tra le prime della sua nuova visione astraente dello spazio/ambiente, scomposto in tasselli ondulati di recupero dal Secondo Futurismo, segnatamente i maestri ideali Balla e Depero le cui lezioni saranno leggibili in filigrana nell’intero sviluppo del suo lavoro. Si finisce con due variazioni dei Riflessi ambientali del 2018 – un ciclo, dunque, in atto –, dipinti nei quali lo spazio è luogo proiettivo di filamenti, strie, chiazze, nuclei, presenze biomorfe o vagamente zoomorfe, comunque vitali. Sono morfemi ai quali Poggiali Berlinghieri affida il compito di significare l’intima correlazione tra la vita e l’ambiente, nell’arco che va dall’imo della materia al profondo dello spazio cosmico abitato dall’uomo, nel senso che ad esso l’uomo appartiene e ad esso accede con i suoi strumenti. Tra i due poli di mezzo secolo di ricerca, si registrano le colonizzazioni del New space “edificato” degli anni Settanta e oltre, qui un Iperspazio urbano (1979) tra medioevale e futuribile; quindi le germinazioni ed enucleazioni organiche dei Germogli, le proiezioni spaziali ovvero le Eclissi, le Impronte di memoria, gli Orizzonti degli eventi degli anni Ottanta, le Transation dei Novanta. Cicli tutti sviluppati come forma pittorica astraente, alla quale dallo scorcio degli anni Ottanta si affianca il capitolo della pittoscultura, che diverrà sempre più importante nel suo lavoro. Nella concreta terza dimensione, qui rappresentata dal bellissimo Sultano e Minareto del 2001 e da Alien del 2015, sotto specie anche di installazioni e di “strutture” interattive (cinetiche luminose sonore), Poggiali si concentrerà soprattutto sull’ipotesi progettuale, diciamo pure la poetica utopia d’un Habitat nel quale la natura e la tecnologia, l’arte e la scienza concorrono armonicamente a edificare lo spazio d’un mondo nuovo, di equilibri e di integrazioni creative.
Le 23 opere di questa mostra saranno tutte acquisite dalla Fondazione Collodi, aggiungendosi alle numerose già in essa depositate, a documentare, in pratica, tutti i momenti del percorso di Giampiero Poggiali Berlinghieri, questo inventivo e fecondo maestro della ricerca visiva più vivace e godibile dagli anni Sessanta in Toscana che non poteva trovare collocazione più felice dell’istituto animato dallo spirito di Pinocchio.

La mostra sarà visitabile fino al 6 maggio 2018

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 14 Marzo 2018 18:24 )