SAHARA OCCIDENTALE
La parola “Sahara”, che originariamente significava “rossastro”, ha prima preso il senso di “pianura non coltivata” e poi quello di “deserto”. Dal XIV secolo si chiama “Sahara” la grande zona di terre aride che si estende dal Nilo fino all’oceano Atlantico. Il Sahara Occidentale è quella parte di deserto e di Sahel (vasta superficie a sud del Sahara) che in passato veniva chiamato Sahara spagnolo: si tratta di una porzione di deserto situato tra il Marocco, l’Algeria, la Mauritania e l’Oceano Atlantico.
Prima della colonizzazione europea, era abitato da nomadi e seminomadi, detti Sahrawi, che in arabo significa “abitanti del deserto”.
Il primo movimento di liberazione nacque quando il Marocco chiese alla Francia l’indipendenza, che ottenne nel 1956. In seguito al processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale da parte della Spagna, Mauritania e Marocco rivendicarono i propri diritti storici sul territorio e diedero il via ad un’occupazione militare. Nel 1968 Bassiri fondò il Movimento di Liberazione del Sahara (MLS), ma due anni dopo scomparve nel nulla, diventando il primo desaparecido sahrawi.
Il Sahara Occidentale non ha ancora ottenuto l’indipendenza formale e sostanziale: l’ONU lo considera un territorio “non autonomo” da decolonizzare. Le pretese del Marocco e della Mauritania fanno sì che il contenzioso giuridico per l’annessione di questo territorio sia ancora in atto.
Il Sahara Occidentale si divide in due grandi regioni: a nord troviamo la zona della “Saguia el Hamra” (fiume rosso antico), uno dei deserti più inospitali della terra, mentre a sud si trova quella del “Rio de Oro”. In entrambe le zone predominano piatte distese di pietre che costituiscono la “Grande Hamada”, un paesaggio in continua trasformazione a causa dei venti che soffiano da più direzioni.
L’area si divide in otto regioni: Ouet Draha, El Gaada, Hamada, Zemmour, Solb, Suehel, Tiris e Zemul. In queste grandi estensioni, gli elementi paesaggistici si ripetono: alcuni diventano più frequenti e significativi, altri meno.
Esistono numerosi luoghi di culto, mete di pellegrinaggio delle tribù locali. Sono molteplici i luoghi di sepoltura di sceicchi, capostipiti di importanti tribù e altre autorità.
Tra le cause principali dell’aridità del Sahara, troviamo la teoria delle condizioni climatiche originate dalla ripartizione delle pressioni atmosferiche e dell’azione dei venti. L’escursione termica tra il giorno e la notte è altissima, con un’oscillazione molto marcata ma diversa fra estate e inverno. Mentre nella parte costiera il clima è temperato, da nord a sud aumentano il calore è la siccità. Il vento è certamente l’aspetto più ostico del clima: scirocco e irifi possono causare tempeste di sabbia. Sull’intensità dei venti influisce la scarsità di vegetazione.
Nel Sahara Occidentale troviamo bassa vegetazione, il cui colore cambia a seconda delle distese rocciose. Generalmente, le piante hanno un rivestimento carnoso che permette loro di proteggersi dall’evaporazione. La fauna è costituita da varie specie; molte di esse rischiano l’estinzione, sia per motivi ambientali che sociali: è infatti ancora piuttosto diffusa la caccia abusiva, inoltre le azioni militari hanno provocato danni ad alcune specie animali. Troviamo sia animali selvaggi (iene, sciacalli, fennec, linci e ghepardi) che da allevamento (capre, cammelli, cavalli e pecore). Sulla costa transita una variegata fauna aviaria, mentre le acque sono popolate da numerose varietà di pesci. A Sud del paese troviamo la più grande colonia di foche monache al mondo.
El Ayun è la capitale ufficiale. Mentre nel centro della città troviamo ampie strade e tipiche costruzioni in color “terra di Siena”, in periferia sono presenti vecchi edifici bianchi in stile spagnolo che ben si armonizzano nel paesaggio complessivo. Sono numerose le attività artigiane, commerciali e bancarie.
Smara, “la città santa”, è il centro più interno e caldo, circondato da dune e distese di pietre scure. Una delle piazze accoglie il Nuovo Mercato Centrale Sahariano, con intorno le recenti costruzioni in stile arabo-magrebino. Tutte le strade della periferia conducono alla Piazza Centrale, dove è situata l’antica moschea, costruita con la classica “pietra nera”, rappresentativa dell’edilizia locale.
Dahkla è il capoluogo del Rio de Oro. Battezzata dagli spagnoli con il nome di Villa Cisneros, fu chiamata con nome attuale dai musulmani. Il paesaggio circostante è particolarmente desolante; la costa è interrotta da dune e falesie avvolte dalle nebbie. La città sorge in un’area poverissima di pozzi: l’amministrazione mauritana non agevolò le condizioni di vita, e gli abitanti furono costretti ad importare l’acqua dalle Canarie. Priva di palme e alberi da frutto, le uniche risorse sono la pesca e i minerali ferrosi. È il maggiore porto peschereccio dell’Atlantico. I giacimenti di ferro furono localizzati dagli spagnoli, ma le condizioni di quest’area ne hanno sempre scoraggiato l’utilizzo.
Campi profughi sahrawi a Tindouf (Algeria)
Dal 1975, nel deserto dell’Hammanda, presso Tindouf, l’ultima città del sud algerino, a pochi chilometri dal confine, si sono rifugiati circa 200.000 profughi . Hanno costruito delle città-tendopoli, prevalentemente composte da circa 40 tendopoli, per ricreare l’identificazione ed il legame con la patria di origine.
Il territorio che ospita i campi profughi è di circa 10.000 km2 , ed è completamente desertico, piatto, ricoperto di sassi e sabbia. Il clima è di tipo desertico. La temperatura varia nelle due stagioni, estate ed inverno raggiungendo i 50 – 60 °c in estate e i 5 °c sotto zero nelle notti d’inverno. La vegetazione è assente eccetto i rarissimi alberi a spine ed un’oasi naturale di poche vecchissime palme.
L’acqua è reperibile a molti metri di profondità, ed ha un tasso di salinità tale da renderla non potabile.
Nelle tende, per i piu fortunati, la luce è garantita dall’energia solare. Per altri non resta che la luce fievole del gas. Gli accampamenti sono suddivisi in provincie e comuni, ciascuno dei quali assume il nome e le funzioni del distretto regionale, detti wilayas, che sono unità amministrative, delle quali dipendono sei comuni, o dairais. Ogni daira è suddivisa in quattro quartieri: Aioun, Ausserd, Smara, Dakhla.
Gli abitanti sono in gran parte donne anziani e bambini dato che gli uomini si trovano a presidiare i confini. Il numero degli abitanti dei campi profughi è difficile da definire ; secondo alcune stime le province comprendono circa 60.000 abitanti, 10.000 per ogni comune. La prosperante crescita demografica dei sahrawi ha portato alla costruzione di edifici in muratura per i mesi freddi invernali e di strutture scolastiche e sanitarie. L’economia è pastorale e agricola, vi sono orti e serre che, anche se carenti di acqua, vengono sostenuti con progetti internazionali e sono molto attivi i trasporti tra i vari campi (autocarri, autobotti, veicoli di strada).
All’interno dei campi profughi vi sono ampi spazi per le attività sociali, scuole per tutti i bambini, scuole di livello superiore e istituti professionali per donne, ospedali e luoghi di accoglienza per gli ospiti stranieri, per le conferenze e riunioni del governo sahrawi in esilio. Nella società sahrawi tutti hanno un ruolo attivo, compresi anziani e donne.
In ogni daiara sono presenti 5 comitati popolari nei quali le donne gestiscono l’artigianato, l’educazione , l’alimentazione, la giustizia, la sanità. Ogni comune ha un ambulatorio con personale infermieristico ed ogni provincia ha un ospedale.
I comitati di base organizzano le attività produttive , la pulizia dei campi , le campagne d’informazione sulle norme igieniche dando un largo margine di autonomia e di iniziativa stimolando l’ingegnosità e la creatività sahrawi, attuando attività come il recupero e il riciclaggio di qualunque tipo di materiale e con la creazione di esperimenti agricoli. In questo modo si evita l’instaurazione di quei meccanismi di attesa passiva, di fatalismo, smobilitazione, corruzione, ed altro.
L’economia è pastorale e agricola, vi sono orti e serre che, anche se con carenza di acqua, vengono sostenuti con progetti internazionali; i trasporti sono molto attivi tra i vari campi: autocarri, autobotti, veicoli strada servono sia per il territorio, molto esteso, che per spostarsi in Algeria.
I sahrawi hanno voluto costruire un’organizzazione sociale dove tutti sono chiamati a un ruolo attivo, dove sono valorizzati gli anziani e soprattutto le donne, che condividono responsabilità a tutti i livelli sociali ed amministrativi. In questi anni, hanno posto una notevole attenzione all’infanzia, dando la possibilità a tutti i bambini e le bambine di frequentare le scuole fino ai quattordici anni circa. Per quanto riguarda l’istruzione superiore i ragazzi e le ragazze sono purtroppo costretti a recarsi nei paesi esteri che si rendono disponibili ad ospitare studenti (soprattutto Cuba, Algeria, Libia). Sono molto sviluppati i rapporti internazionali e molti giovani sahrawi hanno studiato nelle università europeee, e stipulato accordi di amicizia con il Fronte Polisario.
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