Il Mediterraneo sta vivendo una situazione conflittuale che genera morti innocenti. Una tragedia continua che non si arresta ormai da oltre un decennio.
In questi giorni, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) a Ginevra ha reso pubblico che dall'inizio del 2014 fino ad ora è stata superata la soglia dei dicecimila migranti morti nel Mediterraneo.
L'Organizzazione stima che dall'inizio del 2016 al 5 giugno scorso un totale di 206.400 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare. Dall'inizio dell'anno, oltre 2.800 persone sono morte, contro i 3.771 decessi avvenuti in tutto l'anno scorso e i 1838 registrati nel primo semestre del 2015. Lo ha riferito il portavoce dell'Unhcr Adrian Edwards.
Anche l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) si è detta preoccupata per il numero di decessi che, dall'inizio del 2016, sfiorano ormai i 3mila. In altre parole, i morti nel Mediterraneo del 2016 ancora in corso sono quasi mille in più rispetto al totale dei primi sei mesi dello scorso anno.
La tratta degli esseri umani in fuga dalla fame, dalla guerra e dalla depredazione economica e che affrontano viaggi rischiosi; umanità allo stremo che affronta fatica e violenza, fino a gettarsi in un mare tempestoso. Uomini, donne, bambini e giovani speranzosi che per cambiare il loro destino, non avendo niente, sono anche pronti a morire. Il mondo cosiddetto "sviluppato" sta a guardare senza costruire una vera politica umana, senza rinunciare all'oppressione sulla quale ha edificato il suo "sviluppo". L'Europa respinge ed innalza muri cementati dal razzismo.
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