
"Hasan Atiya al Nassar è morto ieri e oggi siamo qui a vegliarlo per l'ultima volta.
Ho detto in portineria che sono una sua parente e così ci ha dato le chiavi di una stanzetta dove Hasan sta insieme ad altri tre morti, è irriconoscibile e con gli occhi aperti. Trasmette solitudine, povertà e disperazione come nei giorni prima del ricovero.
Il poeta esule, da circa un mese, era venuto via da un Istituto che gli aveva offerto ospitalità ma dopo un pò era voluto tornare nella casa dove aveva tutte le sue cose ma purtroppo la casa era senza luce e senza acqua, perché le utenze erano state tagliate in quanto non pagate.....".
Hasan con varie difficoltà ha affrontato questi ultimi giorni lasciandoci solo le sue poesie che racchiudono un mondo da scoprire.
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Nato in Iraq nel 1954, morto il 25 dicembre del 2017, all'età di 63 anni.
Amava raccontare della sua vita e della zona di Ur dove viveva la sua famiglia di origine, si era trasferito a Baghdad per ragioni di studio e per mantenersi aveva iniziato a collaborare con varie riviste. Costretto a fuggire dopo l'uccisione di un fratello e anche perché non voleva fare il militare nella guerra con l'Iran. Arriva a Firenze dopo varie vicissitudini e riesce a scriversi all'Università e a laurearsi in Lettere e Filosofia. In un momento di difficolta viene aiutato da varie persone tra cui l'associazione DEA e padre Balducci così riesce a superare quel periodo difficile e burrascoso. Dopo la Laurea vince un dottorato di Ricerca presso l'Istituto Orientale di Napoli che però lascia l'anno successivo. Inizia a sentirsi poeta quando il Centro DEA pubblica e traduce alcune sue poesie e pubblca "Poesie dall'esilio" e poi nuova pubblicazione "Roghi sull'acqua babilonese". grazie al prof. Pio Baldelli, Questi due libri faranno conoscere la sua poesia a livello intenazionale.
"E' un uomo triste e solo, la sua poetica si rivolge essenzialmente al dolore dell'esilio e il desiderio di rivivere la sua patria lontana che oltrepassa la condizione di isolamento puramente geografico".
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All'Università conobbe Il prof. Pio Baldelli che lo incoraggiò a scrivere e poi a pubblicare i suoi appunti poetici. Amava definirsi il "poeta esule".
"Alla fine degli anni ottanta eravamo un grupppo di amici amici e facevamo parte della Lega degli artisti mediorientali e prendemmo contatto con la piccola Galleria DEA in via delle Seggiole a Firenze per organizzare i nostri incontri di pittura e poesia". Kalil
"Amici fin dal suo arrivo in Italia e per molti anni abbiamo studiato insieme all'Università e poi per un periodo la poesia mediorientale.
Un percorso insieme al Centro DEA che lo ha proposto al pubblico".
Silvana Grippi
Caro Hasan non ti dimenticheremo e vogliamo dedicare a tutti/e una poesia tratta dal libro "Roghi sull'acqua babilonese".
I veleni della città d'occidente
mi inseguono.
La ragazza del Sud ritorna
con i suoi abiti agresti.
Là un cuore annega
nellla nebbia d'Oriente.
gli si accostano velieri che non salperanno più,
vestiti di stracci.
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http://www.deapress.com/culture/caffe-letterario/21929-hassan-il-poeta-esule.html
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