Maradona, il riscatto della mano de Dios

Giovedì 26 Novembre 2020 13:07 Erica Massa
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Erano gli anni del razzismo, del “Senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani colerosi terremotati voi col sapone non vi siete mai lavati”

E poi successe che potevamo cantarlo noi quel coro. Con uno sguardo di sfida e sarcasmo negli occhi.

Successe che all’improvviso ce lo avevamo per le mani, quel metro e sessanta che quando toccava il pallone con i piedi (o con la mano de dios) tutto si fermava e pure chi di calcio non ne capiva niente, pure io che ero una bambina di dieci anni, mi fermavo con la bocca aperta. Tutto sospeso, fino al boato del San Paolo. Perché “San Gennà tu o ssaje j te voglio bbene, ma na finta e Maradona scioglie o sangue a rind’ e vvene”.

Maradona è stato luci ed ombre. Ombre conosciute da tutti, perchè Maradona non ci ha mai provato a fare finta di essere quello che non era: era lui, era Diego. Era un uomo, non era un dio. Era il bambino che veniva dalle favelas di Villa Fiorito e che a dieci anni aveva due grandi sogni: giocare nella nazionale e vincere i mondiali. Li ha realizzati entrambi, e intanto ha  regalato il riscatto a una città e un sogno a tanti bambini. Il suo legame con Napoli è già storia ed è tutto nel racconto degli scugnizzi che di fronte al murales di Maradona e Ernesto Che Guevara insieme riconoscono Maradona e il tatuaggio di Maradona.

Te quiero, Diego

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Novembre 2020 15:03 )