SE IL TEMPO NON AVESSE RISPOSTE. MARCO TARALLI

Giovedì 13 Agosto 2020 12:31 Marco Ranaldi
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Con questa intervista al compositore Marco Taralli portiamo a conclusione un percorso che ci ha accompagnato nel periodo forse più intenso e difficile della nostra vita. Le interviste che ho realizzato servivano soprattutto a rendere l'idea del vissuto e a conoscere persone che hanno a che fare con la creatività. Nel caso di Marco Taralli la creatività è di casa poiché è oggi uno dei compositori più "creativi". Taralli si interessa alle varie forme di scrittura, le sue competenze sono tali che non ha difficoltà nel passare dalla musica da camera alla musica lirica. Proprio sulla musica applicata alla scena la sua concentrazione è tale da essere uno dei punti di riferimento del nuovo cammino del teatro lirico. Ultimo esempio è stato legato alla scrittura a più mani dell'unica opera creata "a distanza" Alienati scritta per il Teatro Coccia di Novara diretto da Corinne Baroni. Il lavoro è visibile on line ed è un mirabile esempio di quella forma di artigianato elettronico in cui la professionalità riesce a creare un prodotto d'altissima qualità. Anche e soprattutto per le musiche.

Noi ci siamo conosciuti al Festival della Valle d'Itria dove tu avevi presentato l'opera Nur. Un lavoro molto difficile e forte di una profondità drammatica. Oggi come senti di aver composto quel lavoro?

Nur è stata un’esperienza davvero unica, stavo raccontando una storia inventata, ma i cui protagonisti erano attori di una terribile esperienza che avevo provato io stesso in prima persona, credo che per un compositore sia una condizione questa davvero unica. La storia poi era ambientata nella mia città, in luoghi che conosco da quando sono nato...che altro dire? Il mio coinvolgimento è stato davvero totale.

La peculiarità di quel lavoro era profondamente rintracciabile in una ricerca di umanità dove una logica pucciniana e/o anche sinfonica serviva a narrare il tuo vissuto.

Se lo dici tu :-) … io certamente non è che mentre componevo Nur pensavo a Puccini :-)… ma va da sé che ho studiato approfonditamente le partiture del grande Maestro, e continuo tuttora a studiarle, e sempre con grandissimo piacere ed emozione.

La tua cifra stilistica risiede nel legame con una certa letteratura sinfonica me ne parli?

Sinceramente non saprei, probabilmente anche questa volta tu sei riuscito a cogliere degli aspetti che in questo momento non riesco a focalizzare :-) Posso dirti di avere studiato molto il repertorio sinfonico, e continuo a studiarlo tutt’ora, e in maniera assolutamente trasversale ai diversi periodi storici, ho scritto svariati pezzi sinfonici, anche se solo in tempi recenti mi sono misurato con un lavoro sinfonico di respiro più ampio, un concerto per violino e orchestra di circa 35 minuti di durata. Scrivere una grande sinfonia resta comunque un mio sogno nel cassetto.

Quale è la tua idea di musica contemporanea?

La mia idea di musica vorrai dire! Per me “contemporaneo” è stato sempre e soltanto un semplice aggettivo, e mai una parola indicante una categoria estetica. Detto questo, la mia idea è probabilmente banale, ma la musica è – e resta – un metalinguaggio espressivo, senza il quale probabilmente non potrei esprimermi, e questo va coniugato in tutte le sue diverse possibilità, e applicazioni, dalla musica da camera, sinfonica, per il teatro, per il balletto, il film e ogni cosa ti possa venire in mente! In questo contesto quindi la parola “contemporaneo” per me significa semplicemente essere figli del proprio tempo, comunicando la propria anima, magari cercando anche di riuscire a farsi capire.

Oggi quale è il senso di scrivere musica "seria" quando le tendenze vanno sempre verso più una popolarizzazione del senso musicale?

Sinceramente non credo che sia come tu dici, non vedo questa “popolarizzazione” di cui tu parli, la musica è musica, può essere scritta per tanti scopi e per diversi utilizzi, ritengo che sia “seria” quando è ben scritta, ben realizzata, e comunichi la sincerità di un’anima che ha bisogno di esprimersi con i codici che gli sono più congeniali.

Quali sono stati i tuoi maestri e poi mi parleresti di come è nata la tua passione per la musica?

Te ne cito tre, che sono poi stati sicuramente i più significativi, a loro devo la mia formazione di musicista, ognuno in modo diverso e te li cito in ordine cronologico rispetto alla mia vita: sicuramente Mara Morelli, che mi ha fatto uscire dalla mia situazione di “aspirante musicista scavezzacollo” dando un ordine ai miei studi, formandomi per prima ad una disciplina e portandomi fino al diploma di pianoforte, quasi contemporaneamente Sergio Rendine, che mi ha insegnato la composizione, con un sistema da artigiano di vecchia scuola, e che ho avuto la possibilità di seguire nella sua attività artistica come assistente ben al di là del semplice rapporto di “lezione” fra docente e allievo, e infine Gianluigi Gelmetti, che mi ha insegnato un senso di studio e approfondimento della musica e del Teatro musicale, portandomi nella mia professione e sostenendomi ogni volta con preziosissimi consigli e con una presenza sempre costante.

Tu sei nato a L'Aquila che come Potenza ha vissuto la tragedia del terremoto. Se ci pensi siamo accomunati da quella instabilità della vita che per un lungo periodo non ci faceva vedere l'orizzonte con la paura di morire da un momento all'altro. Ora con un pericolo altrettanto pericoloso come un virus siamo nuovamente in una situazione che non ci fa vedere il futuro. Parlami del tuo vissuto.

Io ho vissuto il terremoto dell’Aquila, è vero, ma la sensazione che provo adesso è totalmente diversa. Allora la tragedia era stata sicuramente immane, centinaia di concittadini morti, ma era una tragedia “locale”, se capisci cosa intendo dire, sentivamo vicini i nostri concittadini italiani e sapevamo che faticosamente, magari non in breve tempo, ma con l’aiuto di tutti ne saremmo usciti e le cose sarebbero tornate “alla normalità”. Ma adesso stiamo tutti quanti vivendo una tragedia “mondiale”, che coinvolge l’intero pianeta, e se guardo all’orizzonte ciò che vedo è solo un grandissimo punto interrogativo, perché obiettivamente nessuno sa cosa succederà e come questa pandemia evolverà. Il mondo che ritroveremo sarà radicalmente diverso da quello che abbiamo lasciato, e sarà un cambiamento radicale, e la “normalità” sarà un’altra… ma quale?

Mi ricordi Sergio Rendine?

Non sento Sergio davvero da molti anni, credo proprio dall’epoca del terremoto, ormai sono più di 10 anni, so che si è ritirato in una sorta di vita di eremitaggio e che vuole essere lasciato da solo… Ne ho un ricordo vivo, un grandissimo talento di compositore unito alla figura di un eccellente maestro, di grande sapienza tecnica, e di altrettanto grande intuito. Sono stato a strettissimo contatto con lui per quasi 10 anni, sono stato suo assistente, l’ho seguito in molte sue produzioni, è un periodo della mia vita che sicuramente ricorderò per sempre.

Come vivi questi giorni di tempo sospeso?

E come vuoi che li viva se non componendo? :-) Ho terminato i miei lavori che avevo in cantiere, pur sapendo che non saranno rappresentati secondo i tempi stabiliti dai committenti, e mi sono messo a lavorare insieme a mia moglie ad una nuova opera “Alienati”, ennesima folle idea di Corinna per il Teatro Coccia, spero che il materiale ti sia arrivato, posso dirti che in questo momento c’è grande attesa attorno a questo progetto, e posso anche dirti che tutti noi coinvolti stiamo affrontando questo esperimento con grandissimo entusiasmo!

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Agosto 2020 12:09 )