Quasi 1 persona su 10 in Italia vive una forma di povertà alimentare

Venerdì 06 Novembre 2026 17:52 simone fierucci
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 per https://www.pressenza.com

La povertà alimentare in Italia riguarda 5,4 milioni di persone, che non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. Nel 2025 quasi 1 persona su 10 in Italia vive una forma di povertà alimentare.  Il rischio è più alto per le famiglie di soli stranieri, per i giovani sotto i 35 anni, per chi vive al Sud e per le famiglie con un solo genitore, soprattutto se è una madre sola. Secondo l’Atlante della Fame in Italia 2026, presentato di recente a Roma, nel 2025 la deprivazione alimentare materiale ha riguardato il 9,3% delle persone, circa 5,4 milioni, contro il 9,9% del 2024. È un lieve miglioramento, che non basta a rassicurare. Se guardiamo solo le percentuali, le famiglie con figli minorenni sembrano messe meglio delle altre: il 9,9% fatica a garantirsi un’alimentazione adeguata, leggermente sotto la media nazionale. Ma questo vantaggio dipende dai sostegni economici degli ultimi anni, a cominciare dall’Assegno Unico, che tengono a galla una situazione altrimenti molto più critica senza dare una vera solidità. Il quadro cambia tra le famiglie più fragili. Quando i genitori sono soli, giovani, stranieri o con un lavoro che dà poche ore, la povertà alimentare supera la media nazionale. Se in casa c’è disoccupazione o un lavoro precario, più di 4 famiglie su 100 hanno almeno un segnale di difficoltà di accesso al cibo. C’è poi una rinuncia di cui si parla poco. Mangiare insieme a parenti e amici costa, e le famiglie con figli sono quelle che più spesso devono dire di no. Resta fuori anche chi ha meno anni: un bambino che non partecipa ai momenti di convivialità rischia di sentirsi escluso dai coetanei, con effetti sull’autostima e sul benessere psicologico.

“Molte volte rinuncio anche al mangiare per darlo ai miei figli.” Lo ha detto un genitore intervistato da Azione Contro la Fame (un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame https://azionecontrolafame.it/) a Milano, e non è l’unico. Tra le 120 famiglie con figli che sono state ascoltate a Milano, Napoli e Bari, 4 genitori su 5 saltano il cibo per lasciarlo ai bambini quando non basta. Più di due famiglie su cinque, per motivi economici, hanno saltato dei pasti, passato un giorno intero senza mangiare o finito il cibo in casa. Quasi tutte, almeno una volta nell’ultimo anno, non sono riuscite a mangiare cibo sano e nutriente né a scegliere quello che preferivano. I pacchi alimentari danno una mano, ma spesso contengono cibi secchi e sempre uguali, senza frutta, verdura, pesce o carne fresca. Risolvono il problema della quantità, non quello della qualità. “Sono mesi che mangiamo le stesse cose ricevute dai pacchi alimentari”, ha detto un intervistato a Milano. “Non abbiamo soldi per riempire il carrello con il cibo, almeno per i figli.” Delle difficoltà economiche si parla quasi solo in famiglia. Circa 7 intervistati su 10 provano vergogna e quasi 4 su 10 nascondono la situazione alla scuola dei figli, ai parenti e ai vicini di casa. Quasi tutte le famiglie incontrate dicono di faticare ad arrivare a fine mese, anche quando qualcuno lavora. Un posto stabile non basta più a proteggere: una gravidanza, una malattia o una separazione possono trasformare un equilibrio precario in una nuova emergenza. Pesa molto anche la mancanza di servizi per l’infanzia. Il 40% delle famiglie che ne avrebbe bisogno dice che questo limita le possibilità di lavorare per chi vive in casa. Nell’88% dei casi, inoltre, i Comuni danno la priorità al nido ai genitori che lavorano entrambi. “Le rinunce che li riguardano, ha sottolineato Ilaria Adinolfi, responsabile programmi di intervento in Italia di Azione Contro la Fame, vanno ben oltre i beni materiali.” Tra le famiglie intervistate a Bari, per esempio, nessun bambino pratica sport. Oltre la metà dei genitori ha ridotto le porzioni nell’ultimo anno.

Azione Contro la Fame con la pubblicazione e diffusione dell’Atlante cerca di  portare ai decisori politici sei proposte per intervenire sulle cause della povertà alimentare, e non solo sull’emergenza: 1. Garantire a tutti i bambini l’accesso alla mensa scolastica; 2. Ampliare i servizi per l’infanzia e il pre e post scuola; 3. Potenziare le politiche attive del lavoro, per raggiungere chi è più vulnerabile; 4. Adeguare i salari a una vita dignitosa; 5. Includere programmi di educazione alimentare e finanziaria per gli adulti in difficoltà; 6. Far conoscere meglio i servizi sociali, perché molte famiglie non chiedono aiuti a cui avrebbero diritto. Azione Contro la Fame con il programma “Mai più Fame: dall’emergenza all’autonomia” accompagna le famiglie con figli a Milano, Napoli e Bari. Dal 2022 sono state seguite oltre 600 famiglie, aiutate con la spesa, con l’educazione nutrizionale e con percorsi di inclusione sociale e lavorativa, per uscire dall’emergenza e arrivare all’autonomia. “Le conclusioni di Azione Contro la Fame, si legge nel Rapporto, convergono su un messaggio centrale: il sostegno economico emergenziale è necessario, ma non sufficiente. La sfida è costruire percorsi strutturali di uscita dalla povertà che coniughino redditi da lavoro adeguati, servizi per l’infanzia universalmente accessibili, formazione professionale mirata e politiche di conciliazione famiglia-lavoro. Solo un approccio integrato, che agisca sulle cause e non solo sugli effetti della povertà alimentare, può garantire dignità e autonomia reale a lungo termine alle famiglie con minori in Italia”.

Qui l’Atlante: https://azionecontrolafame.b-cdn.net/wp-assets/uploads/2026/10/Atlante-della-Fame-in-Italia-2026.pdf.  

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