Non solo rigore per crescere

Giovedì 17 Maggio 2012 04:36 Riccardo Fratini
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Secondo l'analisi de Linkiesta i Paesi che meglio sostengono questa gravissima crisi internazionale, sono i paesi fuori dall'eurozona: Polonia, Lettonia, Lituania e Romania. Tra quelli interni, invece, i migliori risultano Estonia e Slovacchia accompagnati da Lussemburgo e Malta.

L'Italia rientra nel gruppo peggiore, quello dove fanno parte la Gracia, il Portogallo e la Spagna.

Linkiesta sostiene che l'Europa viaggi a tre velocità diverse: chi cresce, chi sta fermo e chi torna indietro. Opinione della banca anglo asiatica HSBC – si legge nel sito – che tre velocità per l'Europa sono troppe: “sono troppi gli squilibri, troppe le disparità. Forse bisognebbe ripensare l'intero sistema”.

Con i dati relativi al Pil del primo trimestre, l'Europa ha compreso che le spaccature al suo interno aumentano sempre di più; non tanto per la diaspora tra austerity e crescita quanto per quella riguardo la cosapevolezza dei Paesi che pensano di superare un eventuale uscita della Grecia dall'eurozona e chi no.

Il Wall Street Journal racconta di un' Europa a due velocità ma osservando gli ultimi dati della Commissione Europea – si legge ne Linkiesta – emerge che persistono tre differenti blocchi.

Tra le Nazioni che ristagnano, la prima risulta il Belgio il quale risente ancora della nazionalizzazione della banca franco-belga Dexia. La seconda sorpresa – scrive Linkista – è la Germania: per quanto possa fare da traino al resto d'Europa con imposizioni fiscali di estrema rigidità, secondo la Commissione Europea si sta avviando anch'essa ad un indebolimento: nel 2012 crescerà solo dello 0,7%.

La Commissione Europea resta preoccupata – conclude Linkiesta – di un ulteriore peggioramento della congiuntura economica. Manuel Barroso si è preoccupato di allertare i governanti europei sul deterioramento dell'eurozona da novembre scorso ma soltanto il presidente della Banca Centrale Mario Draghi gli ha dato ascolto.

Ripensare l'intero sistema è una considerazione auspicabile soprattutto tenendo conto del fallimento dell'unione europea economico-finanziaria. Non tanto per la moneta europea in sé stessa quanto per quello che è stato fatto in investimenti bancari troppo azzardati, mancato controllo di rendere la nuova moneta ai parametri della vecchia nazionale, mercati impazziti da operazioni finanziari dai facili e immediati guadagni. Troppo facili e troppo immediati.

Questo fallimento è arrivato a questi livelli anche perchè non possiamo considerare – in una comunità come quella europea - valori esclusivamente tecnici sottovalutando e quindi ignorando del tutto gli aspetti umani e sociali. Più urgente ed essenziale della moneta unica d'Europa, l'unione dei popoli d'Europa! Sforzadoci di dare crescita alla comprensione delle necessità e dei bisogni delle persone, dei cittadini, degli abitanti della Terra Europea.

Ritornare alla comprensione dei valori della cultura, dell'insegnamento, della comprensione umana. Ritornare a mettere in primo piano l'eesere umano e le sue prerogative. Sforzandoci di sostenere lotte per la salvaguardia dell'ambiente, di sostenere costi per migliorare il nostro ecosistema. Invece di distruggerlo con sostanze inquinanti, studiare insieme per curare le sofferenze della Terra che molto spesso sono state iniziate dall'uomo che si è reso ingordo e non ha voluto fermarsi anche quando le avvisaglie erano evidenti.

Continuare nella tendenza di questi ultimi anni, sostenendo soltanto tagli a danno dei soliti noti, impoverendo le imprese, togliendo lavoro ai giovani e ai cinquntenni, creando termini odiosi - ma la condizione ancor di più – come gli “esodati” certamente non avremo mai una vera crescita. Anzi ci allontaneremo sempre più da una condizione di vita civile, alimentando la disperazione, il vuoto, la drammacità di una realtà ingrata.

L'Unione Europea, i Capi di Governo, devono iniziare a sostenere la possibilità di uscire da questa gravissima crisi, non solo con il rigore ma anche con la comprensione e la solidarietà.

 

 

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