Superato il confine Nord del Galles, s’incontra presto l’estuario del fiume Dee, in un paesaggio alluvionato dove acqua e sabbia bagnata si distendono per centinaia di metri, se non chilometri. Ma anche una volta raggiunto il Mare d’Irlanda, le coste mantengono ancora a lungo questa conformazione, regolarmente variata dall’alzarsi e abbassarsi delle maree. La linea ferroviaria che collega queste località ad alto tasso turistico, termina con la città di Holyhead, avamposto occidentale sull’isola di Anglesey, termine oltre il quale sono solo acqua, cielo e vento, e poi Dublino. Già i “nomi dei paesi” suggeriscono riflessioni o proustiane fantasticherie: il loro evidente esotismo (con la consonante iniziale spesso raddoppiata) testimonia la presenza qui della lingua gallese, non tanto nei dialoghi sul treno o per la strada, quanto piuttosto in ogni indicazione scritta, sempre tradotta in duplice versione.
Ancora sull’estuario del Dee, il piccolo paese di Flint (Y Fflint) richiede una visita obbligata, per esplorare i suggestivi ruderi del castello, edificato nel XIII secolo. Contrariamente alla politica applicata per questi siti in Inghilterra, la visita è free, e lo scenario è di sicura suggestione. Unica pecca – certo dovuta anche a questa scelta – è la scarsa pulizia dell’insieme, con i consueti lasciti dei turisti (lattine e plasticume vario) ma anche piccoli interventi vandalici: e i nomi incisi nella pietra, oltre a incuriosire sull’identità di quella persona tanto amata (o così dotata di amor proprio), stimolano una riflessione sulla continuità delle abitudini (e dei vizi) dell’homo sapiens.

Flint Castle
Ma il castello di Flint affascina soprattutto per la sua immersione nell’ambiente naturale, che invita a una passeggiata lungo i moltissimi sentieri tra i boschetti o sul margine del fiume. Incrociando gli abitanti del paese nel loro passeggio domenicale (con l’immancabile cane al seguito), possiamo così osservare o anche solo ascoltare le moltissime specie di uccelli che hanno fatto di questo luogo la loro casa. Mosti restano qui tutto l’anno, altri vi giungono in inverno dall’Artico,altri ancora vi fanno tappa durante le migrazioni in primavera e in autunno, oppure vi si fermano per l’estate. Il sito è ovviamente pubblicizzato come un “paradiso del birdwatching”, ma più in generale, la consuetudine con specie ornitologiche dalla grande e nobile bellezza, è tipica anche delle città vicine, e può piacevolmente sorprendere – se non intimorire – il visitatore poco aduso.

Llandudno
Passate cittadine come Prestatyn o Rhyl, che con le loro villette e l’esteso lungomare si confermano tipiche (e un poco insignificanti) località di villeggiatura, si giunge alla meta primaria dei turisti nella zona: l’amena cittadina di Llandudno. A parte lo scenario naturale mozzafiato, la città si presenta subito come un bel regalo, fin troppo accuratamente confezionato. Tante, troppe le attrazioni turistiche, mentre tutta la sostanza sembra esaurirsi in un artificiale Luna Park. L’impressionante molo, che si estende per 700 metri sul mare, ospita quasi unicamente bancarelle, trenini e sale giochi. Solo la punta estrema è lasciata ai pescatori – ovviamente, dietro il dovuto compenso. Arrampicandoci un poco sul crinale, potremo visitare i piacevoli giardini, anch’essi al confine tra lo scenografico e il parco giochi. Nel frattempo la teleferica (al costo di sette sterline e mezzo) o la vittoriana tramvia (sei) conducono sulla cima del Great Orme, dove la vista è veramente breathtaking. Oppure potremo anche servirci delle nostre gambe, per arrivare fino al punto in cui l’intero golfo si apre al nostro sguardo: e mentre il cielo finalmente si rasserena e il sole si riflette sui tetti appena bagnati, la fatica (o la spesa) di essere arrivati fin quassù potrebbe trovare una qualche giustificazione.

Llandudno
Per DEApress, Simone Rebora
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