Sul tema “censura” ci arrivano contraddittorie notizie dalla Cina. Da un lato, centinaia di persone sarebbero scese in piazza a Guangzhou, secondo l'agenzia di stampa “Reuters” ( http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE90700220130108), in sostegno allo sciopero dei giornalisti del quotidiano Southern Weekly, contro la censura. E' sempre un fatto positivo vedere per una volta l'opinione pubblica schierarsi in favore alla libertà di stampa, benché la ragione dello scontro (una lettera di un lettore sostituita da un altro "pezzo"), almeno dal mio parzialissimo punto di vista, “lascia il tempo che trova”.
Dall'altro lato, la censura su internet (che in realtà non è una “particolarità cinese” ma che è in varia misura praticata almeno dal 90% dei paesi del mondo, Italia inclusa) nella stessa Cina, verrà d'ora in poi facilitata dal venir meno di alcune misure “anti-censura” messe in atto da Google ( http://www.lastampa.it/2013/01/08/tecnologia/cina-google-rimuove-la-funzione-anti-censura-dalle-ricerche-Jj85qk2abIupqspoB0lNhI/pagina.html ).
Lo stesso “trend altalenante” sul tema si regista in Europa. Nel nostro continente, in questi giorni c'è stato qualche “piccolo progresso”, almeno in Germania, dove il governo locale dello Schleswig-Holstein ha deciso di sostenere la causa dell'anonimato ( o più esattamente: del diritto all'uso di pseudonimi) su Facebook ( http://www.lastampa.it/2013/01/08/tecnologia/multa-a-facebook-in-germania-legittimi-gli-account-anonimi-vEzHNM5MhsPLPWUvJoOP0N/pagina.html ). Purtroppo “l'interesse trainante” sembra sempre essere quello economico, si veda ad es. la solerzia con cui il governo francese sembra intenzionato ad agire contro i filtri anti- pubblicità ( http://www.tomshw.it/cont/news/la-pubblicita-online-non-puo-essere-censurata-no-ad-block/42166/1.html ).
Fabrizio Cucchi, DEApress
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