Sahel in pericolo

Venerdì 18 Gennaio 2013 17:09 Silvana Grippi
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Il Sahel, anche se diviso da confini geografici, da nord a sud, è diventato campo minato e luogo di scontro.

"Guerre di guerre" separate fra loro ma con un unico denominatore "Contro i colonialismi". Un nuovo colonialismo è quello del capitale che impoverisce i popoli africani e si arricchisce prelevando le risorse economiche, energetiche e produttive del sottosuolo, senza riguardi per la condizione umana che viene venduta come forza lavoro (attraverso migrazioni forzate e illecite). Si apprende dai media che l’Italia contribuirà con circa 24 addestratori alle operazioni militari francesi in Mali (antiterrorismo??); la situazione italiana sta diventando "delicata" per la sua adesione all'intervento francese. Questa decisione è stata annunciata in Parlamento dal Ministro Terzi e confermata nel Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea. 

Il Sahel e i suoi abitanti, anche se divisi geograficamente sono uniti nella religione islamica. Le caratteristiche fisico-politiche della zona sahariana non consentono di dettare leggi ma alcune correnti islamiste stanno accusando "l'Europa miscredente" di avere innescato una "guerra tacita" per permettere lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, con il consenso dei governi attuali.


Per rispondere ai tanti perché, intanto, possiamo riflettere guardando questo schema:

 

 

Queste risorse ed altre ancora sono presenti in tutta la fascia del Sahel

Secondo me non c'era la necessità di un’operazione militare cruenta in Algeria per respingere la pseudo penetrazione di Al Qaeda nello stato africano. L'operazione militare, ferma e decisa, è iniziata subito "a caldo" e senza consensi; si sono sentiti autorizzati ad agire senza attendere pareri e usando come giustificazione “l'opinione pubblica”. L'intervento del governo algerino per liberare gli ostaggi è stato frettoloso ed incosciente,è servito per rafforzare il punto di vista sulla loro  "forza militare".Quale è il rapporto tra il Sahel - dallla Mauritania fino al Ciad - con l'Africa del Nord? Naturalmente siamo su due piani diversi ma speriamo di non  trovarci di fronte al rischio di zone fuori controllo che potrebbero creare un nuovo Afghanistan africano. 

Il Sahel è in pericolo perché è diventato terreno di lotte arabe?

Sahel ovvero la "riva del deserto" non solo sta morendo di inedia, fame e stenti ma ora si trova in pericolo con gurriglie intestine, dove in ogni villaggio vi sono conflitti tra le varie kabile religiose; il sahel è un' area geografica di circa due milioni e mezzo di km quadrati, senza confini naturali e di difficile controllo. Le rivoluzioni arabe sono state semplici smottamenti di terreno, in tutto il Maghreb come nel Mashreq ora si aspetta il teremoto. Ma forse i tempi non sono ancora maturi.

La destabilizzazione libica ha creato insicurezza sociale, migrazioni e povertà, ciò ha alimentato anche un mercato di armi fresche e risorse umane a basso costo e pronte a tutto. Ricordiamoci che la miseria può far trovare guerriglieri di "fede islamica" provenienti dal Marocco, dalla Tunisia e dall'Algeria e da paesi ancora più disperati. Il quadro ambientale è frantumato e dopo questa azione contro i sequestratori provenienti, forse dal Mali, la guerriglia torna in primo piano: scontri aperti verso una nuova conflittualità tra Oriente e Occidente. I vari gruppi etnici sono eterogenei - alcuni legati ad un’idea di "jihad globale", altri sempre di natura islamista ma di orizzonte regionale. Le condizioni dei berberi e dei beduini sono sconosciute; i tuareg (conoscitori dellaa gegrafia saheliana)  ultimamente si sono uniti ai ribelli e costituiscono a piccoli gruppi "fronte di opposizione". Sono ottimi commerciarnti ma a volte si uniscono a bande di predatori. Ultimamente collaborano con i più forti: vendendo armi, ostaggi ed esperienze logistiche (l'America ha ammesso che alcuni sono stati formati dalle loro scuole), anche se  quei luoghi sono considerati "stati ribelli", ora si stanno tirando indietro.

Nella situazione attuale i luoghi geografici considerati "caldi" sono molteplici. Alcuni gruppi islamisti (non solo "Al Qaeda"), dopo la morte di Osama Bin Laden, si sono riorganizzati ed ora sono più forti. In Medio Oriente come in Africa le situazioni sono deteriorate.

Che ruolo ha il Medio Oriente?

L'Irak sta facendo un percorso diverso dall'Iran, dallo Yemen e dal Libano I conflitti sono diversi a seconda delle regioni di appartenenza e ci sono differenze rilevanti tra sciiti e sunniti,  alauiti, ed altri, compresi i loro conflitti interni. La lotta di alcuni iracheni porta la firma di Al Qaeda e le azioni sono centrate verso il conflitto interno anti-sciita, senza attenzione verso gli «occidentali»; quello yemenita sta tentando di installare dei piccoli califfati autonomi (nonostante usi il nome di Al Qaeda per la Penisola Arabica), nel sud del Paese, invece combatte il governo di Sanaa e i droni americani. Un capitolo a parte spetta ai conflitti della Siria, Palestina e Israele anche se la situazione rientra nel ruolo conlittuale. . 

Perché il Sahel è considerato ”luogo attenzionato”?

La situazione si può considerate di "allerta", tutto il sahel è destabilizzato: sommose in Tunisia, Algeria, Mali e Mauritania che stanno attraversando una forte crisi economica. Inoltre, c'è  anche un Marocco imponente e prepotente, un Sahara Occidentale oppresso e accerchiato dai problemi internazionali che ancora attende un "referendum" promesso e mai fatto.In Guinea le lotte intestine persistono, dal nord fino al centro Africa le micro guerriglie non continuamente presenti. Il Mali potrebbe essere stato solo un motivo in più per essere usato come scintilla per un intervento militare, come scusante, potrebbero esserci altri paesi sofferenti.
Il sogno del grande Maghreb non esiste più ma il sogno dell'unità musulmana e lo spostamento migratorio dai paesi arabi  è reale. Lo jihadismo islamista è forte. La Francia, attuando una politica di intervento, sbaglia, perché potrebbe essere pericoloso per il futuro equilibrio mondiale. La comunità internazionale, gli Stati Uniti, l’Europa, ma anche i nuovi paesi arabi del Maghreb e quelli africani della fascia sub sahariana dovranno trovare delle soluzioni - non di guerra - impegnandosi per un confronto diverso; in primis, lavorare per superare il sottosviluppo e la desertificazione. Per non restare a guardare, mentre la situazione si inasprisce, bisognerà iniziare a lottare per far dialogare le varie culture, partendo - nel nostro piccolo - con una giusta conoscenza della geografia umana ed importando divulgazione storico-geografica. La "non conoscenza" è il pericolo maggiore!

 
 
 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 27 Gennaio 2013 11:58 )