Brucia.
Bruciano gll occhi. La paura di di essere colpiti dai lacrimogeni che i militari israeliani sparano a ritmo serrato pero' è più forte della voglia di vomitare che viene quando respiri quel gas.
Penso a loro. Agli abitanti di Bil'een che tutti i venerdi, verso mezzogiorno, vanno a manifestare davanti a quel muro che circonda la colonia israeliana che occupa illegalmente la terra di Palestina.
Da otto anni vanno davanti a quel muro a gridare la loro rabbia e il loro diritto ad essere sovrani sulla loro terra. E la voglia di vomitare per questa ingiustizia e' ancora piu' forte.
Anna ed io abbiamo raggiunto Bil'een con il taxi da Ramallah. Siamo arrivate presto e così ci siamo messe a chiacchierare un po' con la gente del posto. Una signora ci ha dato ospitalità nel suo negozio e prima di congedarci ci ha regalato un barattolo di olive sott'olio.
Sifan, il tassista che ci ha portato ci ha raccontato la sua storia, comune alla maggior parte dei palestinesi. Otto anni in carcere. Le torture erano all'ordine del giorno. Per tre mesi, in inverno, lo tennero tutte le notti prima nell'acqua gelata e poi nell'acqua bollente. Eppoi con mani legate dietro le schiena ad annusare cose puzzolenti. Ci ha mostrato le medicine che deve prendere per tutti i problemi di salute che gli israeliani gli hanno provocato. Uscito dal carcere non riusciva a darsi pace per il fatto di non avere un lavoro e non poter garantire ai suoi figli il diritto a studiare.
"Sono andato da Arafat e gli ho raccontato tutto questo. Mi ha staccato un assegno da diecimila euro per far studiare i miei figli". Quando lo ha nominato, le lacrime hanno solcato la fierezza del suo volto.
Quando ci ha lasciato ci ha detto di aspettare li' perché le persone, dopo la preghiera nella moschea, sarebbbero passate da quella strada per andare a manifestare.
Insieme ai palestinesi, spagnoli e israeliani dissidenti solidali con la causa palestinese, Anna ed io siamo andate a manifestare al muro sapendo benissimo che cosa ci aspettava. Questa assurda battaglia e' durata per circa un'ora e mezzo, cioe' fino a quando l'ultimo manifestante se ne è andato.
Come Bil'een ce ne sono tanti altri di villaggi in Palestina dove la resistenza pacifica dei suoi abitanti viene stroncata quotidianamente dalla violenza degli Israeliani.
Ogni giorno a Hebron, Betlemme, Ramallah e in tanti piccoli villaggi di questa terra occupata, molte case vengono distrutte per far posto alle colonie illegali israeliane.Decine di persone vengono arrestate quotidianamente senza aver commesso alcun reato ma solo per resistere all'occupazione israeliana.
L'altro giorno siamo andate al campo profughi di Aida a Betlemme.Khalil,mentre sorseggiavamo il te' alla salvia ci ha indicato una foto che lo ritraeva insieme al figlio. La location non era una qualsiasi, ma il carcere, che li ha visti insieme per un periodo, arrestati in tempi diversi. Ad un certo punto, ben 19 componenti della sua famiglia, si sono ritrovati contemporaneamente in carcere.
Mentre ascoltavo la sua storia ho sentito un cinguettio ed ho visto appesa al muro del corridoio una gabbia con degli uccellini. "Perché, tu che hai conosciuto il carcere ingiustamente, infliggi la stessa crudeltà anche a loro?" gli ho detto. Mi ha sorriso. Chissa' se un giorno li libererà.
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