Solo l'anno scorso gli era stato conferito il premio Pulitzer – il più alto riconoscimento professionale per un giornalista – per le immagini riportate a testimonianza della guerra civile siriana; oggi un ricercatore dell'università di Firenze, Roberto Caldelli, spiega come Narciso Contreras abbia truccato almeno una delle foto che gli sono valse l'ambita medaglia attraverso un procedimento di ritocco digitale noto come “clonazione multipla”.
Per la verità sembra essere stato lo stesso Contreras ad “autodenunciarsi” all'Associated Press, l'agenzia fotografica per cui lavorava dal 2012 (e anche la più famosa al mondo) dichiarando di aver modificato una delle foto del reportage siriano ritraente un combattente ribelle durante una sparatoria.
Una modifica relativamente insignificante, necessaria per “far sparire” la telecamera di un collega finita accidentalmente nell'inquadratura, e atta esclusivamente a rendere più suggestivo e “telegenico” lo scatto; ,ma tanto è comunque bastato perché la AP comunicasse la cessazione immediata del rapporto professionale col fotoreporter di origine messicana, dopo essersi assicurata che, delle 494 immagini ricevute da Contreras nel corso della collaborazione, quella incriminata sembra effettivamente l'unica ad essere stata ritoccata.
Perché tanta severità?
Perché come ha affermato Santiago Lyon, capo della divisione fotografica dell'agenzia: “la propria reputazione, per AP, è di massima importanza: prendiamo provvedimenti severi quando viene intaccata da violazioni del nostro codice etico. Rimuovere volontariamente degli elementi da una nostra fotografia è totalmente inaccettabile”
Di questo si è reso conto lo stesso fotografo reo confesso, commentando: “ho preso una decisione sbagliata, e mi sento in colpa. Se date un’occhiata al mio archivio, questa cosa è successa una volta sola, in un momento in cui ero probabilmente molto stressato e in mezzo a una situazione complicata. Ma è successo, quindi devo accettarne le conseguenze”.
Insomma, Contreras, anche se (molto) in ritardo, sembra essere stato vittima di un tremendo caso di rigurgito di etica professionale, patologia straordinariamente rara di questi tempi, e ne ha anche pagato il prezzo: la AP infatti non si è limitata al licenziamento, ma ha anche fatto sapere che rimuoverà dal proprio catalogo tutte le immagini di Contreras.
Che ha perso il lavoro e compromesso il proprio prestigio, ma almeno si è salvato la coscienza.
Quanti possono dire altrettanto?
Stefano Campo/DEApress
http://www.ilpost.it/2014/01/23/associated-press-narciso-contreras/
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