Risposta all'Espresso - Collettivo Tindouf

Martedì 08 Aprile 2014 12:20 luca grillandini
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Spett.le Redazione de L’Espresso,

siamo il collettivo Tindouf ExPRESS e ci occupiamo di informazione ed analisi sulla questione storico-giuridica del Sahara Occidentale. Vi scriviamo in merito all’articolo <<Attenzione, il Sahara rischia di esplodere>> a firma di Tahar Ben Jelloun pubblicato nella Vostra rubrica “Senza frontiere” lo scorso 6 marzo.

Vi scriviamo la presente innanzitutto perché ci preme segnalare che l’autore sviluppa l’articolo lungo una serie di inesattezze storiche e giornalistiche che vorremmo confutare ed eventualmente colmare.

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Nell’articolo non si fa alcuna menzione delle molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite che nel corso degli ultimi 38 anni hanno sancito il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi (citiamo ad esempio:AG/Ris.1514 14.12.1960, AG/Ris.2072 16.12.1965, AG/Ris.2229 20.12.1966). È taciuto anche ilparere consultivo del 16.10.1975 con cui la Corte Internazionale di Giustizia, pur riconoscendo i legami storici tra il sultanato marocchino e gli abitanti del Sahara Occidentale, stabilì che doveva essere escluso qualsiasi vincolo di sovranità tra i due Paesi. Inoltre, quella che nell’articolo viene definita “la pacifica marcia verde” tramite cui “il Marocco si riprese i territori del Sahara Occidentale”, è da considerarsi una vera e propria invasione militare. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite emanò in merito inequivocabili risoluzioni volte a condannare l’azione militare marocchina (citiamo ad esempio: CdS/Ris.377 22.10.1975, CdS/Ris.379 02.11.1975, CdS/Ris.380 06.11.1975). La presenza massiccia di forze armate tra i  350.000 “volontari” della marcia verde, così come il carattere violento dell’azione, sono testimoniati anche da numerose fotografie, filmati e interviste raccolte dagli inviati esteri di molte testate giornalistiche europee dell’epoca.

Nonostante la presa di posizione delle Nazioni Unite e della comunità internazionale, il re Hassan II proseguì nel suo progetto espansionistico occupando progressivamente il Sahara Occidentale. La determinazione del regime marocchino fece leva da un lato sulla debolezza della Spagna non più in grado di gestire i suoi domini coloniali, e dall’altro sulla sottoscrizione segreta, il 14 novembre 1975, degli Accordi di Madrid con cui Marocco, Mauritania e Spagna sancirono il ritiro delle truppe coloniali spagnole entro il 28 febbraio 1976, al quale sarebbe seguita un’amministrazione tripartita del territorio del Sahara Occidentale. Il Presidente del Comitato di Decolonizzazione dell’ONU condannò gli Accordi di Madrid ritenendoli difformi dalle decisioni e dalle risoluzioni adottate sino ad allora dalle Nazioni Unite, sottolineando peraltro come tali accordi subordinassero i diritti del popolo del Sahara spagnolo alle rivendicazioni territoriali dei Paesi vicini.

Questi eventi diedero inizio ad un conflitto che si è protratto per decenni, causando l’esodo della popolazione saharawi nei territori desertici della vicina Algeria. Ad oggi, più di 200.000 Saharawi vivono nelle tende dei campi profughi situati nell’area di Tindouf, a sud-ovest dell’Algeria. Che l’Algeria possa avere o meno interessi geopolitici sull’Atlantico, non costituisce alcuna delegittimazione del diritto all’autodeterminazione sancito dalle Nazioni Unite per il popolo saharawi. Ci preme quindi sottolineare -in antitesi all’articolo di Tahar Ben Jelloun- che la questione saharawi non deve e non può essere considerata a partire dagli interessi politici ed economici di Algeria e Marocco. Il punto di partenza per una corretta e onesta comprensione della questione storico-giuridica del Sahara Occidentale non può che essere il diritto di un popolo ad autodeterminarsi sul proprio territorio, sulla base dello jus cogens internazionale e in contrapposizione alle logiche di dominazione coloniale del ‘900.

Negli ultimi 24 anni -ben prima del fantomatico anno 2007 citato dall’autore- il Marocco si è sistematicamente opposto ai piani di risoluzione delle Nazioni Unite, complici anche il sostegno di Francia e Stati Uniti che nel Marocco hanno storicamente visto un alleato strategico nel Maghreb. L’impossibilità di organizzare il referendum per l’autodeterminazione definito dall’ONU nel Settlement Plan del 1990 e poi modificato dagli Accordi di Houston del 1997, è essa stessa il frutto dell’ostruzionismo marocchino alla corretta identificazione dei cittadini residenti nei territori occupati del Sahara Occidentale aventi diritto al voto.

L’ostruzionismo marocchino, la lentezza della macchina burocratica dell’ONU, la complicità delle potenze occidentali alleate del Marocco ivi compresa l’Unione Europea (si vedano ad esempio i controversi Accordi di Pesca del 2007, tacitamente rinnovati nel 2011 e solo negli ultimi anni messi in discussione dal Parlamento Europeo) hanno contribuito a far perdurare la situazione immutata. In aperta violazione del diritto internazionale il Marocco ha perpetrato in questi decenni lo sfruttamento delle risorse ittiche e minerarie del Sahara Occidentale. Ciò, mentre nei campi profughi saharawi, centinaia di migliaia di persone sopravvivono esclusivamente grazie agli aiuti internazionali.

L’altro aspetto che ci preme sottolineare riguarda la problematica condizione del rispetto dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale. Tahar Ben Jelloun nel suo articolo la relega grossolanamente alla dichiarazione del Presidente algerino Bouteflika, fingendo di ignorare quanto sia una preoccupazione della comunità internazionale tutta: del Parlamento Europeo, dell’Unione Africana, dei singoli governi nazionali (Norvegia, Svezia e Danimarca in primis, ma anche Italia, Spagna, Belgio, Regno Unito, senza dimenticare gli Stati Uniti del Presidente Obama), e delle migliaia di organizzazioni della società civile che in tutto il mondo si impegnano per far conoscere questa drammatica realtà.

Negli ultimi mesi la questione della salvaguardia dei diritti umani nel Sahara Occidentale occupato è stata sollevata anche da alcuni Paesi storicamente alleati del Marocco. Lo scorso 15 febbraio il parlamentare britannico Jeremy Corbyn del Partito Laburista, Presidente del Gruppo Inter-parlamentare sul Sahara Occidentale, è stato arrestato assieme a John Hillary e John Gurr, anch’essi cittadini britannici, per aver filmato la violenta repressione operata dalla polizia marocchina delle proteste svoltesi a El Ayun, capitale del Sahara Occidentale. L’On. Corbyn, rientrato in patria, ha presentato un dettagliato report al Primo Ministro David Cameron affinché il governo inglese si faccia portavoce dell’inclusione del monitoraggio dei diritti umani nel mandato della MINURSO – Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale – che dovrà essere rinnovato nell’aprile prossimo venturo. A distanza di pochi giorni, il 28 febbraio, il Segretario di Stato USA John Kerry ha presentato un dossier al Presidente Obama in cui è analizzata la situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale occupato. Partendo dal presupposto che “il mandato della MINURSO non ancora include il meccanismo di sorveglianza dei diritti umani” il dossier denuncia anche “la violenza fisica e verbale contro i Saharawi che sono posti agli arresti, la limitazione delle libertà di espressione, di stampa e di associazione, nonché le detenzioni arbitrarie e prolungate contro tutti i dissidenti politici” che fanno il paio con “la negazione sistematica della libertà di operare alle associazioni saharawi pro-indipendenza”. Anche in Francia, il più influente alleato occidentale del Marocco, è recentemente accaduto un fatto eclatante. Lungo un filone d’indagine che ha portato la polizia francese all’interno dell’Ambasciata del Marocco a Parigi per indagare sulle torture subite da cittadini franco-marocchini, è emersa documentazione relativa a Saharawi anch’essi coinvolti nel sistema di arresti, detenzioni arbitrarie e torture subite nelle prigioni marocchine. Lo scalpore provocato da tali vicende ha innescato anche in Francia una discussione sulla necessità di monitorare la situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale occupato, un evento di notevole portata se si pensa al fatto che nell’aprile 2013 fu proprio Parigi a porre il veto all’estensione del mandato della MINURSO.

Riguardo alla questione storica delle violazioni dei diritti umani di cui sono vittime i Saharawi, consigliamo la lettura de <<L’Oasi della Memoria>> di Carlos Martin Beristain, di cui è disponibile sul nostro sito tindoufexpress.org, la traduzione italiana della versione riassuntiva. Un team di giuristi e ricercatori guidati dal Professor Beristain ha indagato la memoria storica di questo popolo, intervistando 261 Saharawi vittime di bombardamenti, razzie, sequestri e torture e raccogliendo le loro testimonianze in due volumi che costituiscono un primo tassello della complessa analisi delle violazioni subite in quasi quarant’anni di conflitto.

Per concludere, chiediamo che l’attenzione alla questione saharawi mostrata dalla Vostra rivista non si limiti alla pubblicazione di informazioni parziali e superficiali, dalla spiccata connotazione propagandistica, ma rispetti sia i canoni di un giornalismo serio e analitico che tenga conto della produzione giuridica internazionale e della realtà storica, sia la memoria di una popolazione ormai relegata ai margini dei circuiti mediatici internazionali.

Il “rischio di esplodere” nel titolo del Vostro articolo, non è forse legato all’incapacità della comunità internazionale di risolvere una questione in stallo ormai dal lontano 1991, piuttosto che dal reale rischio di infiltrazione terroristica in una popolazione che 23 anni fa accettò di deporre le armi confidando in una soluzione pacifica per via diplomatica del conflitto innescato dalla lotta per i propri diritti e per la propria terra?

Distinti saluti,

Folco, Francesca, Michele, Riccardo – Tindouf ExPRESS staff

[Immagini elaborate da Tindouf ExPRESS]

Questa è la risposta che abbiamo inviato al direttore de L’Espresso chiedendo che fosse resa nota per bilanciare l’opinione del Sig. Jelloun. La nostra richiesta non è stata accolta. Per questo abbiamo deciso di pubblicarla qui, sul ns. sito.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 08 Aprile 2014 12:23 )