Il progetto "Geografia in campo" intende approcciarsi alla disciplina geografica da un punto di vista che tenga conto dei più importanti aspetti culturali, sociali e politici.
Di seguito una breve intervista a Silvana Grippi che, avendo visitato più volte queste zone, esprime sull'onda della liberazione di Kobane alcuni suoi pensieri in merito alla questione.
"Cosa pensi dell'attuale situazione di Kobane?
“Stiamo esultando per la vittoria di Kobane che finalmente, dopo quattro mesi ha visto sparire dalla collina principale della città la bandiera nera dello Stato islamico e innalzare quella delle "unità di protezione popolare" dei curdi. Una stupenda brigata composta soprattutto da donne combattenti di cui siamo orgogliose.
Purtroppo, questi gurppi di difesa non hanno avuto aiuti internazionali. Leggo che una quadra americana ha aiutato questa ltima battaglia, bombardando qua e là, ma non trovo conferme....
Dopo questa azione militare che decreta "Kobane liberata" mi porta a riflettere e a pormi molte domande:
Come mai i miliziani jhadisti, ci dicono, che sono ancora attualmente presenti nei sobborghi periferici a est della città? Sembra che i miliziani del Califfato controllino ancora il quartiere di Kani Arabane. Mentre gli jhaidisti che sono scappati sono stati aiutati ad attraversare il confine e sono in Turchia? Ora, qual'è la posizione strategica di Kobane, risulta forse circondata?
Anche se le forze dell'YPG/YPJ sono vittoriose, la terra resta contesa, quindi a mio parere la battaglia continuerà su altri fronti.
Da settembre 2014 ad oggi lo “Stato Islamico” ha più volte conquistato quei territori costringendo quasi 300.000 curdi ad abbandonare la propria terra. Solo l'esercito del Kurdistan siriano e i Peshmerga iracheni hanno avuto modo di resistere.
Questa, secondo me, è una battaglia strategica, inutile e di pura immagine che conta già circa 1600 vittime tra fazioni combattenti. Ho visto quelle zone aspre, ricche del valore archeologico espresso dai ritrovamenti di alcuni insediamenti antichi, "luoghi" meravigliosi dove solo contadini e pastori sopravvivono a stento. Attualmente mi pongo molte domande sulla geopolitica del territorio, sulle'economia e sui gioci sporchi dei confinanti, degli europei e degli Stati Uniti d'America .
Kobane, in arabo si chiama Ain al-Arab e oggi rappresenta un simbolo di resistenza e dell' eroismo popolare, ma chi fattivamente sta decidendo le sorti di questo conflitto?
Perchè gli sforzi sono stati tutti concentrati a Kobane che, come affermato dagli statunitensi, rappresenta un obbiettivo minore?
Non riesco ancora a darmi delle risposte...”
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