Persone che danzano, che intonano cori, che marciano per la pace.
Ma non un concetto astratto di "pace"; marciano per chiedere la fine dell'attacco dello stato turco contro i curdi e la sinistra in Turchia che sta causando centinaia di vittime civili. Poi l'esplosione, le grida, i morti, la polizia che si avventa sui sopravvissuti che portano soccorsi.
E' ancora caldo il sangue delle vittime e la macchina del fango è già entrata in azione. Si tenta di nascondere la responsabilità, quantomeno politica, di quanto accaduto.
Ma per quante parole vengano dette, a chi non è in malafede risulta evidente che il solo responsabile di quanto accaduto sia proprio lui, "il sultano" Erdogan. E non sarebbe nemmeno la prima volta: anche a Diyarbakir e a Suruc, alla vigilia del voto di giugno, sono esplose due bombe ai comizi di sinistra, nel tentativo disperato di far vincere le elezioni al partito islamista del presidente, per ottenere quella maggioranza tanto agognata, per portare la Turchia in un sistema presidenziale che gli dia ancora più potere.
A giugno, poi, le cose non sono andate secondo i piani: il partito di sinistra HDP ha superato l'altissima soglia di sbarramento del 10% ed è entrato in parlamento. Per la prima volta un partito in Parlamento sostiene apertamente la causa curda. Ma l'altra importante notizia è stata che il partito di Erdogan, dopo tanti anni, non ha raggiunto il 50% dei voti. Nel paese si crea una situazione di stallo dove nessuno è in grado di raggiungere una maggioranza. Alla fine il presidente indice nuove elezioni. Ma stavolta non vuole rischiare. Così inizia la guerra, cogliendo come scusa un altro attentato, quello del 20 luglio a Suruc, con 33 attivisti diretti a Kobane uccisi da un kamikaze dell'Isis. Erdogan dichiara immediatamente guerra "al terrorismo" e potrebbe anche sembrare una scelta normale dopo una simile strage. Peccato che per Erdogan i terroristi siano i curdi e la sinistra, responsabili di non avergli fatto raggiungere la maggioranza. Lo dichiara anche apertamente. Così a fine luglio gli aerei militari turchi hanno iniziato i bombardamenti sulle montagne e sui villaggi del Kurdistan settentrionale, sconfinando anche negli stati adiacenti. L'esercito ha circondato molti villaggi curdi, tagliando acqua, luce, tutte le comunicazioni con l'esterno. E' stato imposto il coprifuoco anche nelle principali città curde. L'esercito impedisce di entrare o uscire dalla città, la polizia spara a chi esce di casa. Nel resto del paese, tra cui Istanbul ed Ankara, i cittadini curdi vengono aggrediti per strada ed alcuni sono stati accoltellati in modo grave. In molte città, gruppi di nazionalisti turchi hanno fatto irruzione nei quartieri con un'alta componente curda, alevita o semplicemente i quartieri tradizionalmente di sinistra, assaltando e dando alle fiamme auto, negozi, abitazioni, ecc. In meno di 48 ore, oltre 120 sedi del partito HDP (il partito di sinistra filo-curdo) sono state assaltate. Migliaia di militanti o semplici simpatizzanti del partito di sinistra sono stati arrestati.
Fino ad arrivare ad oggi. Oggi si sarebbe dovuta tenere una manifestazione per la pace, organizzata dall' l’HDP, da alcuni partiti di estrema sinistra, dai sindacati e diverse Ong, sotto lo slogan di “Lavoro, pace, democrazia”. Poi le due esplosioni. Le dichiarazioni ufficiali rilasciate dal Ministero della sanità parlano di 86 morti e 186 feriti (di cui 28 in terapia intensiva). Nell'attacco hanno perso la vita la candidata HDP Kübra Mollaoğlu e circa altri 60 membri dell'HDP. In tutti gli angoli del paese sono state immediatamente improvvisate diverse manifestazioni da Istanbul al Kurdistan Turco, con numerosi scontri con la polizia.
Intanto la leadership del Pkk ha ordinato la cessazione delle azioni militari (eccetto per le azioni di difesa ad attacchi) in vista delle elezioni del primo novembre, per permettere elezioni “giuste e democratiche”. Ma quanto potranno mai essere considerate "giuste e democratiche" le elezioni di uno stato che ricorre ad ogni mezzo per influenzarne il risultato, con migliaia di oppositori incarcerati e centinaia di vittime sul terreno?
[Aggiornamenti 11 ottobre: le persone morte sono almeno 128, più di 500 quelle ferite, di cui 65 in gravi condizioni]

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