Primo Maggio di violenza a Istanbul. Polizia contro manifestanti: un morto.

Domenica 01 Maggio 2016 21:12 stefano maulicino
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Istanbul - Primo maggio di violenza nella metropoli sul Bosforo. La polizia ha respinto un gruppo di manifestanti che tentava di entrare in piazza Taksim facendo uso di lacrimogeni, spray urticanti, idranti e compiendo numerosi arresti. Un manifestante di 57 anni, Nail Mavus, è stato colpito da un blindato equipaggiato di cannone ad acqua ed è morto poco dopo in ospedale.

Alla base degli scontri sta l'interdizione della centralissima piazza Taksim alle celebrazioni del primo maggio. Un divieto assurdo che i sindacati e le organizzazioni della sinistra turca e curda hanno tentato di rompere oggi. Si tratta peraltro di un luogo simbolo perché la piazza è interdetta alle manifestazioni di opposizione fin dal primo maggio 1977, quando 34 attivisti di sinistra furono uccisi nel «massacro di Piazza Taksim». Il divieto fu rimosso dal governo solo nel 2009 ma nuovamente ripristinato già nel 2013, a seguito delle proteste antigovernative coagulate attorno al movimento OccupyGezy.

Il clima era tesissimo gia dalla mattina, quando un altro folto gruppo di dimostranti è stato bloccato dalla polizia nel centrale quartiere di Besiktas prima che riuscisse a partire verso Piazza Taksim. Nella città erano schierati ben 25 mila agenti per impedire le manifestazioni rigidamente vietate nel centro di Istambul. La più importante delle manifestazioni di oggi, organizzata dai sindacati Disk e Kesk, è stata autorizzata solo nel distretto di Bakirkoy, nei pressi dell'aeroporto internazionale a diversi chilometri di distanza dal centro, mentre un gruppo di militanti del Partito Democratico dei Popoli (HDP) è stato attaccato e disperso a suon di gas lacrimogeni a poca distanza dal raduno.

Non solo non si arresta la stretta repressiva contro le opposizioni ed i sindacati, dunque, ma prosegue anche offensiva contro la popolazione curda nel Bakur e la controffensiva del Pkk. Almeno tre soldati sono morti e altri 14 sono rimasti feriti in un'imboscata dei combattenti del Pkk a Nusaybin, nella provincia di Mardin, sottoposta dal 14 marzo scorso al "coprifuoco" che permette all'esercito di martoriare la popolazione civile. Inoltre, due poliziotti sono stati uccisi e altre 22 persone ferite nell'esplosione di un'autobomba di fronte al quartier generale della polizia di Gaziantep, nel Sud-Est. Sabato l'aviazione turca aveva colpito obiettivi del Pkk nel Nord-Est dell'Iraq e nella provincia turca di Sirnak.

Da mesi, ormai, Erdogan ha mandato in fumo il cessate il fuoco siglato nel 2013 con la guerriglia del Pkk. Approfittando dell'attuale situazione di instabilità nella regione mediorientale, il "Sultano" sembra deciso a porre fine alla "questione curda" con una guerra sporca contro la popolazione civile, che molti osservatori interni ed esterni definisco un vero e proprio genocidio.

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Maggio 2016 21:34 )