
E' di questa mattina la notizia che il generale Khalifa Haftar ha mosso le sue milizie con l'obiettivo di riconquistare Sirte, da due anni in mano ai combattenti filo-IS.
Il capo dell'Esercito Nazionale Libico ha deciso di ignorare gli inviti di al Sarraj a non attaccare la roccaforte di Da'esh fino a che non fosse stabilito un comando congiunto fra le milizie della Cirenaica, fedeli a Tobruq, e quelle di Misurata, fedeli a Tripoli. Il generale libico ha, comunque, chiarito che non si spingerà oltre la zona di Sirte.
L'ultimatum del governo filo-occidentale arrivava con la volontà di evitare uno scontro tra le milizie fedeli ai due governi libici. Già nella giornata di martedì, infatti, si erano scontri tra i soldati di Haftar e la milizia Jufr di Misurata.
L'avanzata su Sirte afferma sul piano militare quello che sul piano economico e politico era già stato chiarito nelle scorse settimane: il governo di Tobruq e il generale Khalifa Haftar non hanno intenzione di rinunciare alle proprie posizioni.
La vicenda della petroliera carica di greggio cirenaico diretta ad una compagnia degli Emirati Arabi Uniti significava, infatti, la violazione della risoluzione ONU 2278, con cui si stabiliva il Governo di Accordo Nazionale quale unico legittimo esportatore dell'unica risorsa libica: il petrolio.
Non solo: il parlamento di Tobruq non ha ancora votato il riconoscimento del GNA, sul quale sarebbe spaccato in due.
In tale contesto lo Stato Islamico sembra ridotto a terzo attore. Anzi vi è proprio una corsa alla sua distruzione, che rappresenterebbe non solo un bottino di guerra, ma anche una risorsa da sfruttare per aumentare il proprio peso specifico nella gestione del futuro libico.
Da questo punto di vista il generale Khalifa Haftar, forte dell'appoggio egiziano, degli Emirati Arabi Uniti e di un effettivo controllo territoriale sulla Cirenaica sembra in vantaggio sul governo di al Sarraj, che può vantare l'appoggio occidentale ma risulta decisamente indietro riguardo la costruzione di una legittimità interna.
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