In Colombia sembra arrivato il momento della difficilissima intesa. Tra poco più di tre settimane, il 26 settembre, il presidente Juan Manuel Santos e le FARC (il movimento rivoluzionario che controlla grossa fetta del paese) firmeranno un accordo di pace a Cartagena.
Un po' di Storia..
Il conflitto tra Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia e il governo va avanti ormai da più di 50 anni ed ha portato a forti frizioni anche sul piano internazionale (con incidenti sul confine tra Colombia, Equador e Venezuela e il rapimento da parte delle FARC di politici come la Betancourt). La guerra è iniziata nel 1964 come risposta ad una massiccia operazione militare progettata dagli Stati Uniti e messa in campo dallo Stato colombiano. Quest'ultimo mise in campo 16 mila soldati per reprimere con la forza le esperienze di autorganizzazione agraria contadina che si erano sviluppate in alcune regioni del paese. L'esperienza di guerriglia e resistenza crebbe rapidamente ed è arrivata a controllare in alcuni periodi circa un quarto del paese. Il conflitto ha tuttavia lasciato sul terreno in questi anni più di 200 mila vittime, la maggior parte civili uccisi dall'esercito colombiano.
L'accordo di pace
L'accordo di pace è il risultato di quattro anni di negoziati tra esponenti delle due parti, riuniti per concludere le trattative di “fine guerra” nella capitale cubana de L’Avana. Dopo la firma, le Farc rinunceranno alle armi e reintegreranno migliaia di guerriglieri nella vita civile del Paese. Nella capitale colombiana la popolazione ha festeggiato la notizia scendendo per le strade. Secondo recenti sondaggi, più di due terzi della popolazione (il 67,6%) si è detto a favore dell'accordo, il 32,5% contrario. Dopo la firma, l'accordo sarà sottoposto ad un referendum, il 2 ottobre, ed infine dovrà essere ratificato dal Parlamento.
Sarà la volta buona?
Tuttavia, anche se l'accordo rappresenta un passo storico per la Colombia, resta qualche dubbio circa la sua tenuta per ragioni storiche. Già nel 1984 furono firmati con l'allora presidente Belisario Betancourti i cosiddetti "accordi della Uribe". Oltre ad un cessate il fuoco, gli accordi prevedevano l'istituzione di elezioni popolari per sindaci e governatori, decentralizzazione amministrativa e garanzie per l'attività politica di tutti i movimenti. In rispetto di tali accordi le FARC costituirono con altre forze, un movimento politico legale denominato Unión Patriottica e si presentarono alle elezioni del 1985 eleggendo 14 parlamentari e diversi sindaci e consiglieri. In pochi anni il governo fece fuori Uniòn Patriottica nel senso letterale: lo stato colombiano, appena ebbe i nomi nero su bianco, uccise barbaramente migliaia di persone candidate o anche solo iscritte al partito, compresi i candidati alla presidenza della Repubblica. Facile immaginare che questa strage pose fine agli "accordi della Uribe".
Negli anni successivi la Colombia ha continuato una guerra durissima contro le FARC, con un massiccio sostegno economico e militare che dagli USA. Giusto per fare un esempio, negli anni 2000 fu approvato il cosidetto "Plan Colombia" che prevedeva fino a 765 milioni di dollari all'anno (!) con la scusa di combattere i gruppi paramilitari narco-trafficanti (!). Nella sua scelta di vincere sul piano militare, lo stato colombiano non ha risparmiato i "colpi bassi", come quando il primo marzo del 2008 le forze armate colombiane hanno ucciso, dopo aver sconfinato in territorio dell'Ecuador, il portavoce delle FARC Raúl Reyes, insieme ad altri 18 membri della guerriglia, a un cittadino ecuadoregno e a 4 studenti messicani, scatenando una crisi diplomatica tra Colombia, Ecuador e Venezuela.
Come dicevamo, l'accordo rappresenta comunque un passo storico per la Colombia. Il nostro augurio è che non si ripetano le orribili vicende del passato.
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