Ergun Turan, presidente della Toki, l'ente di Ankara per l'edilizia pubblica, che coordina i lavori con i ministri della Difesa e delle Finanze turche ha reso noto che la Turchia è arrivata a oltre metà del completamento del muro di 511 km in fase di costruzione al confine con la Siria.
La barriera, composta da blocchi di cemento di tre metri di altezza e due di spessore, è sormontata da un metro di filo spinato. Oltre al muro, eretto con lo scopo dichiarato di aumentare la sicurezza evitando ingressi illegali, sui 911 km di confine sono stati costruiti anche 260 km di strade e torri di controllo.
Ma sono tanti altri i muri a dividerci e non sono così lontani. Non parliamo solo di metaforici muri mentali da abbattere, ma di vere e proprie barriere fisiche: il muro di Calais, quelli ai confini tra Ungheria e Serbia, Croazia e Romania, tra Macedonia e Grecia, tra Slovenia e Croazia, tra Bulgaria e Turchia…
I fenomeni migratori sono sempre esistiti e il risultato di tanti spostamenti, scontri e incontri siamo noi oggi ma non sembriamo ancora pronti a capire le ragioni che spingono o obbligano molti a spostarsi né ad accettare di condividere il “nostro spazio” e le nostre risorse. Forse troppo spaventati da politiche che spesso usano i migranti come capri espiatori di colpe che non possono aver causato, forse troppo intimoriti dalle minacce globali che sono spesso le stesse che costringono loro fuggire lasciando tutto.
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