Ultimamente i media sono tornati a parlare di Cuba, a causa del recente cambio di presidente. L’isola caraibica rimane sempre, per ragioni storiche e geografiche, un tassello importante degli avvenimenti mondiali. Per saperne di più, abbiamo intervistato Sandro Scardigli, già traduttore dell’edizione in italiano del Granma international, organo ufficiale del Partito comunista di Cuba, nonchè ex-segretario della sezione di Empoli (Firenze) dell’associazione Italia-Cuba.
D. Dunque Sandro, chi è il nuovo presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, qual è la sua storia politica, i suoi trascorsi?
R.Miguel Díaz-Canel, è il miglior quadro politico del Partito Comunista di Cuba, tra quelli nati dopo la rivoluzione, per formazione teorica e soprattutto per esperienza pratica accumulata sul “campo”. E’ una persona concreta e senza fronzoli retorici, quello che serve in una delicata fase economica e sociale che chiama il partito e lo stato cubano a guidare una difficile fase di transizione che concili una maggiore efficienza economica con la difesa del carattere socialista dello stato cubano e delle sue conquiste.
D. E Raúl cosa fara da adesso in poi? Sarà un semplice pensionato o conserverà qualche funzione istituzionale?
R. Raúl ha saputo guidare la fase di transizione che da Fidel ha portato all’ascesa di un nuovo gruppo dirigente nato e formatosi dopo il trionfo della rivoluzione. E’ stato lo stesso Raúl a promuovere una legge che fissa ad un massimo di due mandati quinquennali la permanenza alla presidenza del consiglio di stato ( una presidenza collettiva della repubblica e del consiglio dei ministri). Raúl ha quindi lasciato dopo i suoi due mandati. Rimmarrà segretario generale del Partito Comunista di Cuba fino al prossimo congresso previsto per il 2021.
D. Una parte della stampa ha parlato di “fine di un’epoca”, quanto c’è di vero in quest’affermazione?
R. Stà finendo l’epoca della guida dei leader storici della rivoluzione cubana, per ovvi motivi anagrafici. E’ iniziato da diverso tempo e viene sancito dalla presidenza di Diaz-Canel il passaggio di testimone tra la vecchia generazione e la nuova nata e cresciuta dopo il 1959. Gli uomini passano, la rivoluzione resta.
D. I rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti rimangono tesi nonostante le aperture di qualche anno fa. Come pensi che si evolverà questa situazione?
R. Obama ha dimostrato di essere un imperialista più intelligente di Trump. Preso atto che il blocco cinquantennale imposto dagli Usa contro l’isola rossa non è servito ad abbattere la sua rivoluzione, ha pensato di raggiungere lo stesso scopo attraverso la penetrazione economica e turistica degli Usa a Cuba. Non penso che ci sarebbe riuscito, perchè i cubani non sono scemi e sanno che la fine del socialismo a Cuba li porterebbe dritti ad una situazione di povertà per molti e di ricchezza per pochi, tipica degli altri paesi del terzo mondo. Detto questo, Trump è tornato alla vecchia politica, aggressiva sul piano del blocco economico, e pericolosa perchè potrebbe tentare nuove avventure militari.
D. Cuba è sempre stata famosa per il suo “aprirsi” verso gli altri popoli, recentemente si è sentito parlare anche di medici cubani in Siria (1), quanto rimane dell’impegno umanitario di Cuba, per cui era piuttosto famosa in certe zone dell’America Latina nel passato?
R. Cuba ha inviato circa duemila medici in Siria mentre i paesi “democratici” inviavano le bombe. Cuba continua nel suo impegno che vede circa la metà dei suoi medici e paramedici impegnati a prestare servizio sanitario gratuito in tantissimi paesi dell’America Latina e del terzo mondo ed a inviare volontari per soccorrere i sinistrati delle catastrofi naturali. A Cuba c’è la scuola latino-americana di medicina (Elam) che forma gratuitamente come medici migliaia di giovani provenienti dai paesi poveri. I neolaureati si impegnano con il governo cubano di prestare assistenza per almeno cinque anni nelle parti più povere dei loro paesi di provenienza.
D. Per quanto riguarda l’Italia, come vengono visti, e quale influenza hanno, gli avvenimenti cubani nel nostro paese?
R. Dopo l’accordo tra Cuba e Usa che portò alla riapertura delle ambasciate, molti compagni hanno pensato che Cuba non sarà più la stessa. Sbagliano. Il governo dell’Avana non può lasciare niente di intentato per porre fine al blocco. Ne và del tenore di vita della popolazione. Ma questo non ha significato e non significherà un venir meno ai principi fondamentali che hanno ispirato la rivoluzione cubana dal 1959 ad oggi.
Fabrizio Cucchi, DEApress
(1) http://www.occhidellaguerra.it/linternazionalismo-medico-cuba-abbraccia-la-siria/
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|
