Il popolo kurdo in Turchia

Martedì 23 Luglio 2019 10:00 Grippi/Iacopino
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La nascita della Repubblica turca guidata da Mustafa Kemal Atatürk impone un modello di stato a forte impronta nazionalista che esalta la cultura, la lingua e le abitudini turche, mettendo fuori gioco le minoranze presenti nel paese. I kurdi costituiscono il gruppo predominante (circa 20 milioni) della parte sud-orientale della penisola anatolica, occupando una superficie di 230.000 kmq. Il terreno è montagnoso con cime sui 4.000 mt; la neve ricopre il Nord per cinque mesi l'anno, mentre le pianure di Urfa, Mardin e la valle del Tigri sono più temperate. Il tasso di analfabetismo è alto in quanto nel 1924 Atatürk emanò un decreto che aboliva tutte le scuole kurde, oltre a tutte le pubblicazioni in lingua kurda. Di conseguenza, la stamoa kurda circola clandestinamente. Ancora oggi, nella maggior parte dei villaggi, non c'è una scuola elementare e, dove c'è, le classi sono seguite tutte (circa 5) da un unico insegnante, a cui è permesso di parlare solo in turco. Il 72% dei kurdi si occupa dell'agricoltura e dell'allevamento, il 5,5% dell'industria e i restanti del commercio, dell'artigianato e dei servizi. Il sottosuolo è ricco di risorse ma non sono i kurdi a beneficiarne, bensì il governo turco e le potenze occidentali, che sfruttano i giacimenti minerari, in particolare le riserve di cromo: quelle situate nella zona kurda sono le più importanti al mondo.

Da tutti questi dati si comprende come, dall'epoca di Atatürk in poi, sia iniziato un periodo di devastazione culturale e fisica (un vero e proprio genocidio finalizzato alla turchizzazione dell'Anatolia) alla quale i kurdi reagiscono con forme di protesta e lotta partigiana, che vengono contrastate dal governo di Ankara con metodi tra i più disumani che la storia ricordi dai tempi di Hitler.

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 24 Luglio 2019 18:35 )