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Storia - Libici deportati nell'isola di Ustica.....

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Dalla Cronaca alla Memoria: quando dalla Libia non arrivavano con i barchini ma da deportati…

il 29 ottobre 1911, furono sbarcati, ad Ustica, 920 prigionieri arabi arrestati nella repressione seguita alla rivolta di Sciara Sciat contro il corpo di spedizione italiano a Tripoli. Nella colonia penale dell’Isola i deportati non godranno però dello status di prigionieri di guerra ma di “politici”, perché arrestati per misure di polizia.

Vi resteranno sette mesi, ma ben 132 vi moriranno, come si legge nella lapide posta nella parte araba del cimitero locale comprendendo tale numero anche i cinque deceduti durante la traversata e “scaricati” nelle acque antistanti l’isola dalla nave Rumania, che li trasportava dalla Libia.

A questa prima deportazione di massa nell’isola, se ne aggiunse un’altra di 778, coercitivamente trasferiti con la nave Re Umberto nel giugno 1915; altri giungeranno nel 1916,fino a farne contare1300. Si trattava,in queste due successive deportazioni, di libici arrestati a seguito della repressione italiana nei confronti della resistenza contro la politica di assimilazione colonialistica del 1914 e, in forma più consistente, di arresti operati in reazione alla pesante sconfitta militare italiana di Al-Qardabiyya del 29 Aprile 1915, imputata al tradimento delle bande libiche arruolate dagli italiani.

Di questi nuovi deportati, 141 moriranno nell’isola, facendo così salire il numero complessivo dei decessi a 268. Come nel caso della deportazione del 1911, le cause di questi nuovi decessi sono riferibili alle non adeguate condizioni igienico-sanitarie della colonia penale, alla malnutrizione e alla durezza dei regolamenti restrittivi. Si moriva soprattutto di tifo, colera e broncopolmonite. Notevoli le preoccupazioni di carattere sanitario nella popolazione locale, già gravata dalle fragili e precarie condizioni di vita legate alla sua insularità.

I libici saranno poi fatti rientrare in patria, ma le deportazioni nell’isola, anche se in proporzioni minori e con una tipologia diversa, continueranno fino al 1934; erano prevalentemente piccoli gruppi di notabili in odore di tradimento o di cui diffidare. L’accanita resistenza anticolonialista in Libia e le deportazioni in Italia cessarono con la feroce repressione di Rodolfo Graziani.

Da segnalare le relazioni che si stabilirono nell’isola, dopo l’istituzione del confino di polizia fascista, tra “politici” e deportati.

La deportazione libici in Italia non riguardò la sola isola di Ustica, ma anche altre colonie penali presenti nel territorio nazionale (Tremiti, Ponza, Favignana e Gaeta), rispetto alle quali quella usticese è maggiormente rappresentativa sia per la sua consistenza numerica, che per il supporto documentario fornito da un più che ventennale lavoro di ricerca storica e di divulgazione ad opera del locale Centro Studi e Documentazione

  

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 30 Novembre 2020 18:13 )  

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