No alla guerra in Congo

Sabato 08 Marzo 2025 10:10 Silvana Grippi
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482092228_2359963737714824_3844850072757847632_n.jpgMANIFESTAZIONE CONGOLOSE CONTRO L’AGRESSIONE DEL RWANDA NELLA PARTE ORIENTALE DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

PIAZZA SANTISSIMA ANNUZIANTA - 08 MARZO 2025.
 
Cari amici e voi tutti qui presenti in momento unico e speciale,
Oggi siamo riuniti qui specialmente per fare udire la nostra voce e per denunciare una tragedia che si sta consumando sotto i nostri occhi, ma che troppo spesso viene ignorata: la guerra d'aggressione in corso nella Repubblica Democratica del Congo, sostenuta dal Rwanda e, indirettamente, dalla NATO e dall'Unione Europea che forniscono armi, soldi e intelligence. Però nessuno ne parla qui.
Silenzio totale: tutti zitti.
Da decenni, il Congo è teatro di un genocidio silenzioso, alimentato dalla brama di minerali strategici come il coltan, il cobalto e altri elementi preziosi che abbondano nel suo sottosuolo. Questi minerali, essenziali per le industrie tecnologiche e militari di tutto il mondo, sono diventati una maledizione per il popolo congolese. Più di 10 milioni di persone crudelmente massacrate e l'ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci sono tra le vittime di questa violenza. Sono stati uccisi nel febbraio 2021 durante un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nella regione del Nord Kivu!
Il movimento terroristico M23, sostenuto dal Rwanda, ha scatenato una guerra nell'est del Congo, causando migliaia di morti e violazioni sistematiche dei diritti umani: tante persone uccise, tante donne abusate e violentate con una atrocità indescrivibile, migliaia di bambini orfani senza genitori, i ragazzi ancora minorenni incorporati nel movimento terroristico e quindi senza nessun futuro! Le sanzioni imposte dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti contro il Rwanda sono un passo nella giusta direzione, ma non sono sufficienti perché non cambiano nulla sul terreno del conflitto.
È necessario un impegno concreto e duraturo per affrontare le cause
profonde del conflitto, come il traffico illegale di risorse e il sostegno a gruppi armati da parte di Stati confinanti (vicini) e occidentali.
Non possiamo più restare in silenzio di fronte a questa tragedia drammatica la più lunga e la più sanguinante dopo la seconda guerra mondiale. Dobbiamo alzare la voce e chiedere giustizia per le vittime innocenti di questo genocidio dimenticato.
Dobbiamo alzare la voce, gridare fortemente per denunciare l’indifferenza della comunità internazionale che consideriamo come una vera complicità.
È il momento di dire basta ai milioni di morti e alla distruzione di intere comunità a causa della brama di ricchezza e potere.
Chiediamo sanzioni forti contro il Rwanda, l’Uganda e il movimento terroristico M23: niente sostegno, niente aiuti, niente armi. La comunità internazionale deve intervenire tempestivamente con decisioni concrete per fermare questa guerra e garantire la pace e la stabilità nella regione. Solo così potremo onorare la memoria di coloro che hanno perso la vita e costruire un futuro migliore per il popolo congolese.
La dignità della persona umana deve essere messa al primo posto. La vita di ogni congolese ucciso conta per tutti noi. Non possiamo permettere che la sete di profitto e potere prevalga sulla dignità e i diritti umani. Basta! Il sangue di migliaia di vittime innocenti è stato troppo versato e sta gridando forte: giù le mani dal Congo!
Voi tutti che state dietro al Rwanda e che comprate i minerali di sangue in Rwanda siete complici del genocidio in corso in Congo. Adesso, basta.
Liberate il Congo.
Tutti i minerali critici e strategici che comprate in Rwanda sono causa del genocidio in Congo. In Rwanda non c'è nessun minerale. Siamo stanchi di questo sfruttamento disumano e vergognoso, siamo stanchi di contare i nostri morti a causa di una aggressione che finisce. È tempo di fermare questa ingiustizia e restituire al popolo congolese la dignità e la pace che merita. Basta!
Unisciti a noi nella nostra lotta per la giustizia e la pace! Insieme possiamo fare la differenza e mettere fine a questa tragedia di questo secolo. Non dimentichiamo mai: il silenzio è complicità. Chi non dice nulla e chi non dice di non è ovvio complice dell’aggressore e del genocidio più drammatico del nostro tempo.
 
 
Don NDAYE CLEMENT TSHIMBALANGA

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 10 Marzo 2025 17:43 )