La marea nera del Golfo del Messico un anno dopo

Martedì 19 Aprile 2011 14:04 Roberta De Luca
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La marea nera del Golfo del Messico un anno dopo

Un anno fa il Golfo del Messico assisteva a uno dei peggiori disasti ecologici della storia. Infatti, il 20 aprile 2010, scoppiava la piattaforma petrolifera della British Petroleum "Deepwater Horizon", provocando la morte di undici operai ed il ferimento di altri diciassette. Da allora la fuga di petrolio ha contaminato l’intera superficie del Golfo del Messico distruggendo l’economia marittima e l’ecosistema circostante. La piattaforma "Deepwater Horizon" era stata data in usufrutto alla British Petroleum che doveva trivellare il giacimento noto come "Pozzo Macondo", alla profondità di oltre 1.500 metri. Un pozzo troppo profondo dunque, che si è riuscito a raggiungere solo il 19 settembre, dopo numerosi quanto inutili tentativi, tappando finalmente la falla.
I danni registrati sono stati innumerevoli. Pescatori della Lousiana, Mississipi e Texas hanno visto distrutti i loro allevamenti di gamberi e ostriche. Senza considerare gli habitat di uccelli alterati, ecosistemi di coralli disgregati, e un'intera catena alimentare interamente da ricostituire. In particolare, i rischi maggiori riguardano molluschi, crostacei e pesci, e maggiormente quelli che entrano in contatto con larve contaminate. Da ultimo le stragi di cetacei e di delfini sulle coste dell'Alabama e del Mississippi. Il Wwf afferma che per rimuovere le chiazze oleose, causate dai 780 milioni di litri di petrolio finiti nell’Atlantico, alla natura occorreranno una cinquantina d’anni.
Tuttavia i danni più pericolosi sono quelli che si cerca di nascondere attraverso l’inefficienze del sistema sanitario federale americano. Bernard Goldstein, tossicologo dell'universita' di Pittsburgh, ha affermato che  nessun programma per il monitoraggio sui lavoratori e' iniziato prima di sei mesi dall'incidente, una dimenticanza inaccettabile considerando che ad esempio il benzene dopo quattro mesi scompare dal sangue.
In effetti diversi medici locali riportano uno strano malessere che ha colpito i loro pazienti che avevano partecipato ai soccorsi. Perdite di sangue dal naso e continue emicranie sono sintomo dell’elevata presenza di benzene presente nel sangue dei soccorritori, che secondo la biologa Wilma Subra, è 36 volte maggiore rispetto aI valori della media.
Ma la politica e l’economia non riescono ad arrestarsi per lungo tempo per guardare cosa gli accade intorno. Infatti dopo che la BP, dichiarata responsabile diretta del disastro, è stata obbligata a costituire un fondo di 20 miliardi di dollari per il risarcimento dei danni provocati, oggi l'industria petrolifera ha presentato la domanda per riprendere le trivellazioni.

(Fonti: Ansa, Edizioni Oggi)

Roberta De Luca/DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 21 Aprile 2011 11:14 )