Traffico illecito di rifiuti pericolosi in Toscana

Mercoledì 10 Febbraio 2010 14:10
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26 Giugno 2009 – Scarlino.

Si chiamava Martin Docu, era romeno, aveva 47 anni, tre figli e un lavoro sicuro all'Agrideco srl di Scarlino in provincia di Grosseto, azienda di smaltimento rifiuti. E' morto nell'incendio che ha avvolto il capannone dove lavorava. Un suo compagno - Mario Cicchiello, 60 anni, livornese - è rimasto gravemente ustionato e ha rischiato la vita. Intossicati ma in maniera lieve altri due colleghi.

Ci fu anche un allarme ambientale per il fumo che si era sprigionato dalla combustione di plastica, pneumatici, gomma e cartone, conservati sotto il capannone. Il sindaco di Scarlino mandò per le strade della città i vigili urbani per chiedere alla cittadinanza di restare in casa. Dopo i controlli emerse che la nube non era tossica e l'allarme cessò.

 

L'incendio venne innescato dallo scoppio di una bomboletta spray bucata dalle ganasce di una piccola gru che stava scaricando il carico da un tir. Le fiamme provocarono lo scoppio di altre bombolette che, a catena, hanno coinvolto l'intero carico destinato al trituratore e i materiali che erano conservati nel capannone. Così è stata aperta un inchiesta e, dopo accurate indagini, i Carabinieri del Noe di Grosseto, in collaborazione con la procura della Repubblica di Grosseto ed i Carabinieri di Bergamo, Caserta, Livorno, Milano, Mantova, Padova, Pisa, Ravenna, Trento e Trieste hanno svelato una vera e propria associazione a delinquere dedita allo smaltimento illegale di rifiuti, svelando un traffico illegale di rifiuti pericolosi, non soltanto nella provincia di Grosseto, ma in molte zone della Toscana e d'Italia.
L'operazione, denominata Golden Rubbish, ovvero "spazzatura dorata", è stata quindi estesa da Grosseto verso diverse industrie, che si occupano dello smaltimento dei rifiuti. Come emerso dalle indagini del Noe, un'organizzazione, proprietaria anche di un impianto di trattamento, avrebbe gestito il flusso dei rifiuti falsificando analisi, formulari di identificazione e registri di carico o scarico, in modo da poter contrassegnare i rifiuti con codici non corretti per poterli instradare in siti accondiscendenti in Toscana, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.

 

 

Così 61 persone sono state denunciate per traffico illecito di rifiuti. Tra i soggetti denunciati, 15 persone sono state arrestate, di cui, al momento, 6 di queste si trovano in carcere e 9 ai domiciliari, mentre il Gip ha disposto 17 provvedimenti cautelari e 3 sequestri preventivi interdettivi, come il sequestro dei laboratori di analisi e l'interdizione dell'esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e della professione di chimico. Tra i capi di accusa, che pendono su legali rappresentanti, presidenti di Cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti: l'associazione a delinquere, l'omicidio colposo, le lesioni personali colpose, la responsablità dell'incendio, l'attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, la gestione non autorizzata di rifiuti e la falsità, sia ideologica, che in registri e notificazioni. Fra gli indagati è presente anche il padre della presidente di CONFINDUSTRIA, Steno Marcegaglia, presidente di un azienda di consulenza che avrebbe falsificato i certificti dei rifiuti facendoli risultare non pericolosi.
il traffico illecito, di circa un milione di tonnellate di rifiuti nocivi e pericolosi, avrebbe fruttato una cifra di svariati milioni di euro, arrecando un enorme danno ambientale, oltre che patrimoniale, per l'evasione dell'ecotassa dovuta all'erario dello stato.
In un comunicato stampa, se vogliamo un po' ingenuo, il presidente della provincia di Grosseto Marras si esprime così: "Il quadro che emerge dall'operazione "Golden Rubbish" è davvero preoccupante perché conferma come il settore dello smaltimento dei rifiuti speciali sia permeabile alla criminalità organizzata. Il fatto, poi, che una realtà come la nostra fosse uno dei terminali di una vasta rete criminale in forza della presenza a Scarlino di un impianto che "ripuliva" i rifiuti speciali pericolosi in non pericolosi, mi lascia sinceramente sconcertato. Ma mi rafforza nel convincimento che va battuta la strada del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti nelle zone dove questi vengono prodotti, per meglio controllare i processi e sottrarre questo business al mercato illegale."
Molto chiara è la posizione di Legambiente Toscana che non si meraviglia della permeabilità del "ricco nord" alle logiche mafiose che soggiacciono a questo tipo di azioni.
"Questo traffico immondo di rifiuti è stato scoperto grazie alle intercettazionei telefoniche" - dichiara Piero Baronti, Presidente di Legambiente Toscana - " se andrà avanti la proposta del Governo di limitarle drasticamente sarà un regalo per le ecomafie. Quanto alla nostra Regione questa volta la Toscana registra un salto di qualità in negativo non solo per i rifiuti che dalla nostra regione vanno verso il meridione d' Italia ma anche per quelli illegali che da Bagnoli in Campania arrivano da noi" - conclude Piero Baronti.

 

 

Sulla questione interviene anche Sebastiano Venneri, Vicepresidente di Legambiente Nazionale che con queste parole commenta la notizia della vasta operazione condotta in molte regioni contro i trafficanti di rifiuti che ha portato oggi a numerosi arresti.
"Se la movimentazione dei rifiuti prodotti dalle bonifiche dei siti industriali contaminati va ad aumentare il lucroso business delle ecomafie, è evidente la necessità di rivedere i meccanismi di gestione delle operazioni di recupero dei territori. Che senso ha intraprendere la bonifica di un sito se quei materiali vanno poi a finire nel nulla, aumentando la famosa montagna di rifiuti speciali che sfugge sistematicamente ai controlli per andare regolarmente ad intossicare un altro luogo?"

 

La normativa attuale sulla bonifica dei siti inquinati privilegia il trattamento sul posto per evitare la movimentazione dei rifiuti e lo smaltimento in siti distanti. In Italia invece, molte delle bonifiche (sia dei 57 siti nazionali che delle centinaia dei siti locali), continuano a prevedere spostamenti sostanziosi e difficilmente controllabili con il rischio concreto di contribuire a quell'enorme business illegale che soffoca e intossica il nostro paese.

Nonostante la crisi il business dei rifiuti continua infatti ad accrescere il suo fatturato: se nel 2007 il bottino della "Rifiuti spa" ammontava a 4 miliardi e mezzo di euro, nel 2008 la cifra ha superato i 7 miliardi. Sempre nel corso del 2008 sono state 3.911 le infrazioni (nel ciclo dei rifiuti) in Italia accertate dalle Forze dell'Ordine. 137 sono state le persone arrestate mentre ben 4.591 sono state quelle denunciate per un totale di 2.406 sequestri.

"Ci congratuliamo con il Noe per l'esito della complicata operazione – ha concluso Venneri – e ribadiamo che per contrastare efficacemente il traffico dei rifiuti c'è bisogno di molti e diversi strumenti: dell'uso delle intercettazioni telefoniche e dell'introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale, ma anche di una modalità alternativa di risanamento dei siti inquinati. Così come avviene, per esempio, negli Stati Uniti con il Superfund (fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani) istituito già nel 1980".

Fonti: 0564news.it, ilfirenze.it, legambiente toscana, provincia di Grosseto

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Febbraio 2010 11:09 )