Lo scorso 28 giugno, Graziella Bertozzo, di Facciamo Breccia, durante il gaypride di Bologna, è salita sul palco di ARCI GAY e ha dispiegato uno striscione, in polemica con gli organizzatori. Questi hanno immediatamente chiamato la polizia (la DIGOS era stata invitata nel servizio d’ordine) e hanno denunciato la donna che è stata tratta in arresto.
(Qui il comunicato di Facciamo Breccia sulla vicenda, da noi pubblicato lo scorso 30 giugno: https://wwww.deapress.com/cronaca/facciamo-breccia-basta-soprusi.html ).
Ora l’associazione fiorentina Azione Gay e Lesbica interviene sulla questione. Ecco il comunicato:
Ribadiamo innanzitutto tutta la nostra solidarietà ed il nostro affetto a Graziella, alla quale siamo legate/i da un lungo percorso politico e personale.
Indipendentemente dalle opinioni che si possono esprimere sull’azione di Facciamo Breccia, questa rete ha portato in piazza un dissenso politico, a cui si doveva rispondere sullo stesso piano, innescando una polemica anche aspra ma evitando di farne un problema di ordine pubblico. Del resto l’apertura di uno striscione sul palco è evidentemente una "provocazione" di natura comunicativa e simbolica.
Riteniamo inaccettabile che sia stata concordata la collaborazione delle forze dell’ordine nella gestione degli spazi interni alla manifestazione e che questa scelta sia stata in seguito rivendicata e giustificata dal comitato organizzatore. Si tratta di una pratica estranea a tutti i movimenti e ai percorsi politici che più ci sono vicini, e che rispecchia a nostro parere un preoccupante segnale di degrado nella cultura del movimento glbt.
Di estrema gravità il fatto che non sia stato condannato l’arresto di Graziella: nessuna riflessione autocritica è stata fatta sull’uso della forza repressiva e sulle umiliazioni ai danni di Graziella, un trattamento prevedibile quando – in Italia – le forze dell’ordine sono chiamate ad intervenire in una situazione pubblica come il Pride.
Viviamo come una ferita l’uso che è stato fatto del linciaggio di una persona, una lesbica, come strumento nella polemica politica. Si tratta di metodi collaudati e diffusi, ma che il movimento glbt deve assolutamente rigettare, se intende ritrovare una credibilità ed una tensione verso "un altro mondo possibile". Il ricorso alla diffamazione (Graziella è stata dipinta come "isterica" e incline a comportamenti "alterati e violenti", per non parlare degli insulti apparsi su blog e siti anche ufficialmente legati ad Arci Gay) sarebbe stato ugualmente grave se si fosse trattato di una sconosciuta: certo però non si può dimenticare che Graziella Bertozzo è da 30 anni un’esponente riconosciuta del movimento e che con la sua visibilità ed il suo coraggio ha contribuito a migliorare la qualità della vita delle giovani generazioni glbt e delle lesbiche in particolare.
Comunicati e documenti contrapposti animano da sempre il dibattito politico; in questo caso non di opinioni soggettive si tratta, ma di fatti che potrebbero essere penalmente rilevanti, ed è stupefacente che sia stato pronunciato (e diffuso a mezzo stampa) un giudizio sommario senza nemmeno curarsi di ascoltare la versione di Graziella e di vari testimoni.
Riteniamo quanto meno singolare che proprio il 28 giugno, giorno in cui il movimento glbt in tutto il mondo ricorda con orgoglio la rivolta di Stonewall e la sua eredità, si sia fatto ricorso con tanta disinvoltura al "supporto" delle forze dell’ordine.
Altro segno di degrado e di imperdonabile smemoratezza ci sembra anche l’uso a man bassa di quel linguaggio psichiatrico e diffamante che è stato usato proprio contro di noi, gay, lesbiche e transessuali, fin da quando siamo diventati/e "oggetto di studio"; né si tratta di un linguaggio superato, dato che negli ultimi anni abbiamo assistito nel nostro paese ad una forte reviviscenza di attacchi da parte di quei settori conservatori, integralisti e fascisti che continuano ad additarci come "malati/e", "devianti" e "disordinati/e".
I fatti accaduti a Bologna il 28 giugno devono a nostro parere innescare una riflessione più ampia possibile sullo stato in cui versa il movimento glbt in Italia; prima di discutere di obiettivi e piattaforme, urge però fare un passo indietro e tentare innanzitutto di ricostruire un codice condiviso, una cultura politica diffusa fatta di pochi elementi irrinunciabili, una cornice comune entro la quale sia possibile tornare a confrontarci in modo anche aspro ma civile.
Azione gay e lesbica – Firenze
(Qui il comunicato di Facciamo Breccia sulla vicenda, da noi pubblicato lo scorso 30 giugno: https://wwww.deapress.com/cronaca/facciamo-breccia-basta-soprusi.html ).
Ora l’associazione fiorentina Azione Gay e Lesbica interviene sulla questione. Ecco il comunicato:
Ribadiamo innanzitutto tutta la nostra solidarietà ed il nostro affetto a Graziella, alla quale siamo legate/i da un lungo percorso politico e personale.
Indipendentemente dalle opinioni che si possono esprimere sull’azione di Facciamo Breccia, questa rete ha portato in piazza un dissenso politico, a cui si doveva rispondere sullo stesso piano, innescando una polemica anche aspra ma evitando di farne un problema di ordine pubblico. Del resto l’apertura di uno striscione sul palco è evidentemente una "provocazione" di natura comunicativa e simbolica.
Riteniamo inaccettabile che sia stata concordata la collaborazione delle forze dell’ordine nella gestione degli spazi interni alla manifestazione e che questa scelta sia stata in seguito rivendicata e giustificata dal comitato organizzatore. Si tratta di una pratica estranea a tutti i movimenti e ai percorsi politici che più ci sono vicini, e che rispecchia a nostro parere un preoccupante segnale di degrado nella cultura del movimento glbt.
Di estrema gravità il fatto che non sia stato condannato l’arresto di Graziella: nessuna riflessione autocritica è stata fatta sull’uso della forza repressiva e sulle umiliazioni ai danni di Graziella, un trattamento prevedibile quando – in Italia – le forze dell’ordine sono chiamate ad intervenire in una situazione pubblica come il Pride.
Viviamo come una ferita l’uso che è stato fatto del linciaggio di una persona, una lesbica, come strumento nella polemica politica. Si tratta di metodi collaudati e diffusi, ma che il movimento glbt deve assolutamente rigettare, se intende ritrovare una credibilità ed una tensione verso "un altro mondo possibile". Il ricorso alla diffamazione (Graziella è stata dipinta come "isterica" e incline a comportamenti "alterati e violenti", per non parlare degli insulti apparsi su blog e siti anche ufficialmente legati ad Arci Gay) sarebbe stato ugualmente grave se si fosse trattato di una sconosciuta: certo però non si può dimenticare che Graziella Bertozzo è da 30 anni un’esponente riconosciuta del movimento e che con la sua visibilità ed il suo coraggio ha contribuito a migliorare la qualità della vita delle giovani generazioni glbt e delle lesbiche in particolare.
Comunicati e documenti contrapposti animano da sempre il dibattito politico; in questo caso non di opinioni soggettive si tratta, ma di fatti che potrebbero essere penalmente rilevanti, ed è stupefacente che sia stato pronunciato (e diffuso a mezzo stampa) un giudizio sommario senza nemmeno curarsi di ascoltare la versione di Graziella e di vari testimoni.
Riteniamo quanto meno singolare che proprio il 28 giugno, giorno in cui il movimento glbt in tutto il mondo ricorda con orgoglio la rivolta di Stonewall e la sua eredità, si sia fatto ricorso con tanta disinvoltura al "supporto" delle forze dell’ordine.
Altro segno di degrado e di imperdonabile smemoratezza ci sembra anche l’uso a man bassa di quel linguaggio psichiatrico e diffamante che è stato usato proprio contro di noi, gay, lesbiche e transessuali, fin da quando siamo diventati/e "oggetto di studio"; né si tratta di un linguaggio superato, dato che negli ultimi anni abbiamo assistito nel nostro paese ad una forte reviviscenza di attacchi da parte di quei settori conservatori, integralisti e fascisti che continuano ad additarci come "malati/e", "devianti" e "disordinati/e".
I fatti accaduti a Bologna il 28 giugno devono a nostro parere innescare una riflessione più ampia possibile sullo stato in cui versa il movimento glbt in Italia; prima di discutere di obiettivi e piattaforme, urge però fare un passo indietro e tentare innanzitutto di ricostruire un codice condiviso, una cultura politica diffusa fatta di pochi elementi irrinunciabili, una cornice comune entro la quale sia possibile tornare a confrontarci in modo anche aspro ma civile.
Azione gay e lesbica – Firenze
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