Cantiere Florida: Finale di partita

Martedì 08 Aprile 2008 11:19 amministratore
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Teatro Cantiere Florida
venerdì 11 e sabato 12 aprile - ore 21:00

"Finale di partita"

di Samuel Beckett

Regia di Franco Branciaroli


Dall'Ufficio Stampa del Teatro Cantiere Florida:
Nel centenario della nascita di Samuel Beckett, Franco Branciaroli porta in scena - nella duplice veste di attore e regista - Finale di partita, un classico del teatro contemporaneo, straordinaria sintesi drammatica del teatro del Novecento. Con Finale di partita, pubblicata nel 1957 in francese col titolo di Fin de partie e tradotta dall’autore stesso in inglese l’anno successivo come Endgame, Beckett esplora la situazione dell’uomo moderno, presentandola come ultimo stadio di una regressione inarrestabile: la fine è già stata superata. In un’ambientazione post-atomica, che la scenografa Margherita Palli ha ricostruito all’interno di un cubo sospeso, metafora del vuoto esistenziale beckettiano contrapposta alla concretezza materica di un vuoto fisico, quattro personaggi vivono e si confrontano: Hamm, cieco e paralizzato, Clov, suo figlio adottivo e servitore, e poi Nagg e Nell, i genitori di Hamm, relitti umani minati nel fisico e psichicamente regrediti in uno stadio infantile, che vivono in due bidoni della spazzatura. Impegnato nel doppio ruolo di interprete e regista, Franco Branciaroli mette in rilievo soprattutto la dimensione tragicomica dell’opera beckettiana. Una dimensione particolarmente congeniale alla sua recitazione e che perfettamente si attaglia a quella che è, per dichiarazione dello stesso Beckett, la battuta e la sintesi principale del testo: ovvero niente è più comico dell'infelicità. Lo spettacolo segue le precisissime didascalie di Beckett (“Non puoi fare la regia di Finale di partita – spiega Branciaroli - perché è già tutto scritto dall’autore. Perfino quanti minuti l’attore deve stare in silenzio” ma scandagliando nel profondo e con accenti originali la partitura beckettiana, mette in risalto l’impossibilità del mondo-superstite di comunicare eppura la sua condanna a continuare a produrre parole e rumore, quasi che il silenzio coincidesse con la morte. E alla fine questo conversare che fu definito "assurdo" si rivela vicinissimo al nostro tempo.

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