Quando il lavoro

Martedì 03 Luglio 2007 19:29
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Secondo i dati difusi da INAIL(Istituto Nazionale della Assicuarazione contro gli Incidenti di Lavoro), il numero degli incidenti sul lavoro cresce sempre di più. Sempre secondo questi dati, nell'anno 2006 gli incidenti sul lavoro in Italia erano circa un milione(+25% rispetto al 2002), con una cifra quasi più di tre persone al giorno e con 1260 persone morte, dove la maggioranza erano stranieri. La classificazione per nazionalità, sia per numero di incidenti che per numero delle persone morte, inizia con cittadini rumeni, marocchini ed albanesi, i quali d'altronde rappresentano le comunità straniere più numerose in Italia.
Come spiega Franco D'Amico, responsabile dei dati INAIL, questo è dovuto principalmente al fatto che gli stranieri sono assunti in lavori con maggior possibilità di rischio come, l'industria metallurgica, l'edilizia e il trasporto, i quali sono i principali settori ad alto rischio. Non solo, sempre secondo Franco D'Amico, l'esperienza inferiore dei lavoratori stranieri rispetto all'esperienza dei colleghi italiani è a volte molto decisiva.
Molti degli stranieri, comunitari e non, quando arrivano in Italia cominciano a fare un lavoro del tutto nuovo. Sono tanti i casi in cui, professori e medici, trovano lavoro solo come operai. Accanto a questo fattore si aggiungono altri due: la mancanza dell'informazione e il lavoro in nero.
Lulian Manta, responsabile della Feneal Uil, sindacato dei lavoratori nella costruzione edilizia, spiega che le imprese non sempre usano i soldi destinati alla formazione dei lavoratori. Con grande frequenza il lavoratore straniero è senza permesso di soggiorno o del tutto in nero che lo rende molto vulnerabile ed è quindi costretto ad orari molto rigidi. In fabbrica oppure in edilizia, la fatica stressa, i riflessi si rallentano, ed è facile che si faccia male o in peggio ancora come rimanere invalido per sempre o addirittura perdere la vita.
La lista degli incidenti cresce ogni giorno e vogliamo lanciare un allarme per gli stranieri che continuano ad essere deboli e non difesi  con condizioni di lavoro sfruttato e precario dove sono inevitabilmente legati alle condizione sociali di "cittidani con pochi dirittii e molti doveri".

 

Aurora Alushaj-DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 21:22 )