In Kenya proseguono le violenze a sfondo politico-tribale scatenate dalla riconferma di Mwai Kibaki alla Presidenza della Repubblica nelle elezioni di giovedì scorso, con un margine di appena 230.000 voti sul candidato dell’opposizione Raila Odinga.
Le contestazioni hanno ormai assunto le sembianze di una vera e propria guerra tra i clan: i Luo e i Kikuyo. «I sostenitori di Raila Odinga sono coinvolti in una vera e propria pulizia etnica», ha denunciato il portavoce presidenziale Alfred Mutua.
Il numero accertato delle vittime negli scontri è nel frattempo arrivato a sfiorare le trecento unità, compresi circa cinquanta fedeli di etnia Kikuyu arsi vivi ieri nella provincia della Rift Valley, all’ovest, a causa dell’incendio appiccato a una chiesa pentecostale presa d’assalto da una torma di facinorosi, probabilmente di ceppo Luo. Anche questi ultimi, peraltro, hanno a loro volta ribaltato sui rivali accuse analoghe a quelle formulate da Mutua.
A Nairobi comunque la vita sembra aver cominciato a riprendere una parvenza di relativa normalità, e in mattinata le strade della capitale sono tornate a riempirsi di impiegati e di operai intenzionati a tornare ai propri posti di lavoro per la prima giornata feriale del nuovo anno; per farlo, tuttavia, hanno dovuto superare i cordoni di sicurezza eretti ovunque da agenti di polizia in assetto anti-sommossa, sottoponendosi a interminabili controlli.
La stessa riapertura della Borsa Valori locale, d’altra parte, è stata rinviata di non meno di un paio d’ore, fino alle 9 del mattino italiane. Ben diversa continua peraltro a mostrarsi la situazione nelle zone rurali, presidiate da drappelli di giovani estremisti armati di machete, lance, pietre, archi e frecce, che a loro volta hanno istituito rudimentali posti di blocco, dove i passanti sono costretti a subire interrogatori estenuanti, non di rado destinati a sfociare in brutali pestaggi perpetrati a casaccio.
Le contestazioni hanno ormai assunto le sembianze di una vera e propria guerra tra i clan: i Luo e i Kikuyo. «I sostenitori di Raila Odinga sono coinvolti in una vera e propria pulizia etnica», ha denunciato il portavoce presidenziale Alfred Mutua.
Il numero accertato delle vittime negli scontri è nel frattempo arrivato a sfiorare le trecento unità, compresi circa cinquanta fedeli di etnia Kikuyu arsi vivi ieri nella provincia della Rift Valley, all’ovest, a causa dell’incendio appiccato a una chiesa pentecostale presa d’assalto da una torma di facinorosi, probabilmente di ceppo Luo. Anche questi ultimi, peraltro, hanno a loro volta ribaltato sui rivali accuse analoghe a quelle formulate da Mutua.
A Nairobi comunque la vita sembra aver cominciato a riprendere una parvenza di relativa normalità, e in mattinata le strade della capitale sono tornate a riempirsi di impiegati e di operai intenzionati a tornare ai propri posti di lavoro per la prima giornata feriale del nuovo anno; per farlo, tuttavia, hanno dovuto superare i cordoni di sicurezza eretti ovunque da agenti di polizia in assetto anti-sommossa, sottoponendosi a interminabili controlli.
La stessa riapertura della Borsa Valori locale, d’altra parte, è stata rinviata di non meno di un paio d’ore, fino alle 9 del mattino italiane. Ben diversa continua peraltro a mostrarsi la situazione nelle zone rurali, presidiate da drappelli di giovani estremisti armati di machete, lance, pietre, archi e frecce, che a loro volta hanno istituito rudimentali posti di blocco, dove i passanti sono costretti a subire interrogatori estenuanti, non di rado destinati a sfociare in brutali pestaggi perpetrati a casaccio.
Nicoletta Consumi - DEApress
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