L'embargo nel dopo-Castro

Martedì 11 Marzo 2008 14:48
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Dopo le dimissioni di Fidel Castro i rapporti tra Cuba e gli stati uniti non sono affatto migliorati. Fin dall’ instaurazione del regime Castrista sull’isola, che  gli usa hanno sempre cercato di rovesciare, le tensioni tra i due stati sono rimaste pressoché costanti. Possiamo a buon diritto individuare nell’embargo la costante che ha accompagnato i rapporti Usa-Cuba per quasi cinquant’anni. Dichiarato ufficialmente nel ’62, prevedeva il blocco delle importazioni e delle esportazioni da e per Cuba e  poco a poco ha incluso anche le esportazione di alimenti e medicinali ; ciò ha costituito una delle principali ragioni delle ristrettezze economiche di Cuba,e la  povertà generalizzata con la quale ha dovuto certamente fare i conti rappresenta la principale critica mossale dalle c.d. democrazie occidentali. Nonostante questo l’isola ha potuto realizzare una serie di politiche sociali sicuramente all’avanguardia nell’ambito, ad es.,  della sanità o dell’istruzione .Per non parlare delle esperienze di democrazia diretta che, in questo momento di crisi della democrazia rappresentativa, potrebbero rappresentare un esempio da cui trarre numerosi insegnamenti. Nonostante questo e sulla scorta dell’America non si è fatto che considerare l’esperienza cubana lontana e improponibile.
L’ultima delle polemiche è riferita al blocco, deciso dagli Usa, di migliaia di siti web di relazioni commerciali con Cuba. L'ex presidente Fidel Castro ha infatti giudicato 'meschina' la decisione Americana : “oggi lo sforzo maggiore del decadente e insostenibile impero e' quello di privarci del diritto di conoscere e pensare”ha affermato lo stesso Castro. La nuova frontiera dell’embargo ai danni dei cubani sembra voglia  interessare ambiti prettamente culturali, visto che le limitazioni in campo economico imposte da Washington, non sono mai valse a indebolire lo stato socialista.
 
 
 
Matteo Staglianò-DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 22 Aprile 2008 15:19 )