Simon Bikindi, uno dei più famosi cantanti ruandesi, è stato
condannato a 15 anni di prigione per istigazione alla violenza durante il
genocidio del 1994. Bikindi è accusato di aver incitato il genocidio che
sconvolse il Ruanda: in meno di 100 giorni 800.000 persone, in stragrande
maggioranza di etnia tutsi, furono trucidate.
Il Tribunale internazionale per i crimini in Ruanda, con
sede in Tanzania, ha condannato Bikindi per un suo intervento pubblico nel
giugno 1994 in
cui incitava gli hutu a uccidere i tutsi. La pubblica accusa aveva chiesto il
carcere a vita per il cantante, ma cinque tra i principali capi d'accusa sono
stati derubricati dalla Corte. Nel corso del processo, iniziato nel settembre
2006, Bikindi si è sempre dichiarato innocente e ha negato di aver usato la sua
musica per incitare alla violenza. Pur riconoscendo il carattere incendiario di
alcune delle sue canzoni, la corte ha sottolineato che la loro composizione
risale a prima del 1994, periodo fuori dalla competenza del Tribunale.
Bikindi era stato catturato nel 2001 in Olanda, dove aveva
trovato rifugio. Probabilmente finirà di scontare la pena non all’Ictr ma in
Ruanda. L'Ictr, creato alla fine del '94, finora ha pronunciato 30 condanne e
cinque assoluzioni. I suoi lavori, accusati con forza da molte parti,
innanzitutto il Ruanda, di essere lenti e costosi, dovrebbero concludersi alla
fine di quest'anno, ma l'Onu potrebbe prolungarne il mandato.