Si infiamma la campagna elettorale francese, a cinque giorni dal secondo turno che opporrà la candidata socialista Ségolène Royal e il rappresentante della destra gollista Nicolas Sarkosy. Quest’ultimo, durante il suo comizio di fine campagna elettorale, ha annunciato di voler “girare la pagina del maggio ‘68”, stagione da cui sarebbero seguiti l’assistenzialismo, l’egualitarismo, il livellamento sociale, spettri questi da cui la Francia dovrebbe essere liberata. Il 1968, ha proseguito il candidato della destra, ha prodotto una sorta di “relativismo cultuale e morale” che ha finito per abbattere ogni gerarchia di valore e ogni gerarchia in generale. A questi attacchi, Nicolas Sarkosy ha aggiunto anche elementi inediti, associando al “relativismo” prodotto dal maggio 1968, il cinismo e l’immoralità del capitalismo contemporaneo, così come il culto del Dio denaro e la speculazione finanziaria. Immediata la reazione dello schieramento socialista, il cui segretario, François Hollande ha accusato Sarkosy di reazionarismo regressivo, volto a distruggere le conquiste sociali ottenute a partire dal 1968. In trincea scende anche l’Istituto Nazionale della Formazione degli Insegnanti, che ha paragonato quello di Sarkosy all’autoritarismo di Petain, vedendo nelle sue parole la nostalgia per forme di obbedienza fondate sulla forza e non sulla competenza.
Andrea Pardini, corrispondente da Parigi DEApress.
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