Concorso in omicidio colposo plurimo. E’il reato ipotizzato
dalla Procura Generale della Repubblica di Trieste nei confronti di 14
dirigenti della Italcantieri (oggi Fincantieri) di Monfalcone, in seguito alla
chiusura delle indagini preliminari relative alla morte di 21 persone. Secondo
l’accusa i decessi sono collegati all’uso di amianto negli stabilimenti di
Monfalcone nel periodo compreso fra il 1965 e il 1985. Inoltre, stanno per
chiudersi le indagini per la morte di altre 21 persone collegate anche in
questo caso all’uso di amianto.
In un primo momento le indagini erano state condotte dalla
Procura della Repubblica di Gorizia, ma a causa di ritardi che avevano
suscitato proteste da parte di familiari delle vittime, sindacati e forze
politiche, c’è stata un’accelerazione sul piano giudiziario.
Il primo processo per amianto alla Fincantieri si è chiuso
lo scorso aprile con la condanna ad un anno di reclusione dell'ex direttore
degli stabilimenti di Monfalcone, Manlio Filippi, per omicidio colposo per la morte
della dipendente di una ditta di pulizie che lavorava nei cantieri. Sono stati
assolti, invece, altri dirigenti della Italcantieri, fra i quali Corrado
Antonini, tuttora presidente del gruppo navalmeccanico.
Secondo l’accusa, negli stabilimenti di Monfalcone, l’uso di
amianto, che in Italia è vietato dal 1992, avveniva senza le necessarie misure
di sicurezza e prevenzione.
Valentina Casini – DEApress
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