Domenica 27 febbraio
20.00 apericena – 21.30 spettacolo teatrale
INSANAMENTEMIA
al
nExt emerson
“la realtà è terribilmente superiore
ad ogni storia, a ogni favola, a ogni divinità
a ogni surrealtà” A. Artaud
spettacolo teatrale a cura del Progetto Zena
in collaborazione con il Collettivo antipsichiatrico A. Artaud.
Un ospedale. Una sala d’aspetto.
Cinque donne nell’attesa di una metamorfosi indotta.
Da donne a soggetti psichiatrizzati.
Aggrappate al loro intimo equilibrio e annichilite dalla paura.
Sarà il dottor Marchi a guidarle attraverso suggestive patologie, terapie e farneticazioni della sua stessa mente.
Donne e psichiatria, la necessità assoluta di agire contro gli stereotipi che producono atteggiamenti discriminatori, oppressivi e violenti verso le donne e le loro fasi naturali.
Passività e incoscienza indotte da farmaci o ribellione?
Il conflitto è inevitabile, considerando però che una satira spietata sia la migliore lettura della realtà.
“InsanaMente Mia” nasce da una riflessione collettiva su un tema di genere, la patologizzazione e la medicalizzazione della vita e delle fasi naturali della donna da parte della psichiatria, da sempre strumento di controllo e di gestione della diversità, del disagio e dell’incompatibilità sociale. Dalla volontà di comunicare attraverso il teatro, di mettere in scena la nostra rabbia con i nostri corpi – che risentono della minaccia
psichiatrica tanto quanto le nostre menti – è nato il Progetto Zena, un collettivo teatrale che da un anno lavora su questo tema, attraverso l’orizzontalità e la condivisione. Le donne hanno da sempre vissuto sulla propria pelle i meccanismi di un sistema che le voleva normalizzate, pena una spietata esclusione e repressione, che in passato portò ai processi alle streghe, ma che anche oggi prevede accettazione, segregazione e contenzione, sia fisica che farmacologica.
Alle donne viene chiesto di essere figlie esemplari, mogli, madri, nonne, lavoratrici precarie in casa e fuori casa, oggetti del desiderio maschile ma anche depositarie della più austera morigeratezza! La mancata corrispondenza a modelli e ruoli imposti le rende prede della psichiatria, che con le sue diagnosi e “cure” nega loro la possibilità e la libertà di essere semplicemente se stesse: donne libere ed autodeterminate nelle scelte che riguardano i propri corpi, le loro identità e diversità.
Oggi più che mai la donna viene avviluppata nella ragnatela psichiatrica, proprio in virtù di quelle che sono le fasi naturali della sua vita, momenti di cambiamento e di crescita trasformati dalla medicina in diagnosi, disturbi, psicosi (disturbo disforico premestruale, depressione post-partum etc.) per arricchire le casse delle multinazionali del farmaco, e, ancora una volta, a causa del suo non- corrispondere, del suo essere non omologata e improduttiva.
Le donne portate in scena sono incatenate nel meccanismo di produzione e riproduzione sociale.
Anche loro non sono felici, ma si ribellano. Anche loro non accettano modelli omologanti ed opprimenti, così come non accettano diagnosi e
terapie psichiatriche. Trovano forza ascoltandosi reciprocamente, ritrovandosi e ribellandosi. Così come si ribellarono altre donne in passato, messe sotto processo, legate alle corde del “curlo”, torturate da aguzzini che tormentavano i loro corpi per salvare le loro anime.)
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Emerson_news@inventati.org
https://www.autistici.org/
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