ISF- per la libertà di stampa - informa...

Martedì 12 Luglio 2011 15:21 Stefano Neri
Stampa

Information Safety and Freedom*  newsletter n. 473, anno 5°, giugno 2011


Cina: altri 8 anni di carcere a un giornalista dissidente senza alcuna prova

12 luglio - Il governo cinese continua nella sua operazione di repressione
totale contro ogni forma di dissidenza interna. Nonostante i proclami
ufficiali a favore della "società armoniosa", infatti, il regime ha scelto
di non mantenere in piedi neanche una parvenza di stato di diritto: nei
giorni scorsi, un giornalista cinese e uno scrittore tibetano sono state
vittime palesi di ingiustizie operate proprio da tribunali e polizia. Dopo 4
anni di galera, la Corte popolare di Tengzhou ha condannato lo scorso 26
giugno ad altri 8 anni di galera Qi Chonghuai, giornalista famoso per la sua
denuncia della corruzione nella pubblica amministrazione cinese. La
famiglia, che lo aspettava fuori dal carcere per festeggiare la sua libertà,
ha ricevuto la notizia da un giornalista che aveva ascoltato la nuova
sentenza. Secondo i giudici, Qi si è macchiato di "corruzione" e tangenti ai
danni di pubblici ufficiali. Ma non hanno spiegato come questi, che ha
trascorso gli ultimi 4 anni in cella, possa aver commesso questo nuovo
reato. Secondo l'avvocato Wang Quanzhang "è una violazione assurda. Non può
aver commesso nuovi crimini, in galera". Durante un'inchiesta compiuta nel
2007, Qi ha postato su internet la foto di un edificio di lusso costruito
con i soldi pubblici per un funzionario statale. Lo scopo evidente era
quello di denunciare la corruzione del governo, ma i giudici lo hanno
accusato e condannato per "aver cercato di ricattare" il funzionario in
oggetto. Nel cortile del carcere, la moglie ha letto un biglietto del
dissidente: "Grazie a tutti per il vostro aiuto. Ci rivedremo in una
prossima vita, quando ritornerò. Auguro il meglio a tutte le persone buone".
La repressione di Pechino non si ferma ai dissidenti esterni: la stretta è
stata ordinata anche per lo Xinjiang, patria degli uighuri, e per il Tibet.
Secondo le fonti del Tibetan Centre for Human Rights and Democracy, infatti,
lo scrittore 25enne Pema Rinchen è stato arrestato lo scorso 5 luglio dalle
autorità cinesi nella contea di Drango. Subito dopo la detenzione,
l'intellettuale - noto per le sue continue denunce della politica cinese in
Tibet - è stato ricoverato d'urgenza in un ospedale locale per le percosse
violente subite dagli agenti. Dopo aver appreso la notizia, la famiglia di
Pema è corsa in ospedale per visitare il proprio congiunto, ma diversi
agenti di stanza al di fuori della sua stanza hanno impedito ogni contatto.
Dopo un'infanzia trascorsa in un monastero, Pema si è dedicato con passione
alla causa del popolo tibetano: ha viaggiato per tutta la regione per
intervistare protagonisti e scontri delle vittime degli scontri del 2008.
Dopo questo viaggio, ha pubblicato un libro-denuncia che (ovviamente
clandestino) è stato distribuito in più di 2mila copie. Negli ultimi mesi,
il regime cinese ha intensificato la stretta sugli intellettuali del Tibet.
Dal 2008, anno in cui si sono verificate enormi manifestazioni di protesta
in tutta l'area, oltre 60 fra giornalisti, dissidenti, artisti, scrittori e
filosofi sono stati arrestati, picchiati e condannati a lunghe pene
detentive. Ma la repressione colpisce anche i monasteri, considerati da
Pechino l'epicentro della resistenza anti-cinese. Secondo il Centro, negli
ultimi giorni sono stati fermati e condannati al carcere almeno 13 monaci
buddisti. Due di questi - Sonam Choegyal e Sonam Nyima, entrambi di 19 anni
- sono stati condannati a 3 anni di carcere a testa per il ruolo svolto
nelle manifestazioni dello scorso anno. Degli altri non si conosce ancora la
sorte. (fonte: AsiaNews)

 Al-Jazeera, tra Usa e Fratelli

Musulmani<http://it.peacereporter.net/articolo/29200/Al-Jazeera,+tra+Usa+e+Fratelli+Musulmani>
12 luglio - Intervista a Faysal Jallul, analista politico e scrittore
libanese, sul ruolo del network nelle rivoluzioni arabe...

Italia: tre cronisti minacciati di morte a Trapani


12 luglio - Gianfranco Criscenti, collaboratore da Trapani del Giornale di
Sicilia e dell'Agenzia Ansa, e Giuseppe Pipitone, della rivista «I quaderni
de L'Ora» sono stati minacciati di morte con una lettera anonima,
indirizzata a Criscenti e recapitata alla redazione di Trapani del Giornale
di Sicilia, nella quale si intima di «lasciare in pace mons. Miccichè",
il vescovo di Trapani coinvolto in una inchiesta della procura di
Trapani per il presunto ammanco di un milione di euro nei bilanci di alcune
onlus gestite dalla Curia. La lettera anonima fa un riferimento indiretto al
giornalista che si è occupato della vicenda su «Il Fatto Quotidiano»,
Giuseppe Lo Bianco. La grave intimidazione è stata denunciata alla polizia.
Per verificare i conti delle onlus, il Vaticano avrebbe deciso di inviare
nella diocesi trapanese il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, in
veste di visitatore apostolico, per una sorta di «ispezione». La vicenda ha
acceso l'attenzione. Le redazioni di alcuni giornali hanno ricevuto alcuni
dossier anonimi sulla curia e la copia di una lettera attribuita al vescovo
di Trapani e indirizzata a Luigi Bisignani, con tanto di firma e timbro del
vescovo. Ma monsignor Miccichè ha dichiarato che si tratta di un falso e ha
presentato una denuncia alla magistratura contro ignoti. (fonte: Ossigeno
per l'informazione)


* Information Safety and Freedom
* analisi, documenti e notizie sullo stato di
salute della libertà di stampa nel mondo
sito web: *isfreedom.eu*

*in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Toscana e Associazione Stampa Toscana


Share

Ultimo aggiornamento ( Martedì 12 Luglio 2011 15:25 )